Giappone: un’altra forte scossa, ma il mare risparmia il nord-est

    Il nord-est del Giappone continua a tremare. Un’altra forte scossa, di magnitudo 7.4 sulla scala Richter, è stata avvertita ieri – ore 16.32 in Italia; ore 23.32 locali – lungo tutta la costa orientale, dalla prefettura di Miyagi, ancora una volta zona dell’epicentro come per l’evento sismico dell’11 marzo, fino a Tokyo, distante 300 chilometri, dove i palazzi più alti hanno oscillato per circa un minuto. E’ stata la scossa finora più intensa tra quelle di assestamento seguite al terremoto del mese scorso, tanto che le autorità nipponiche avevano lanciato un nuovo allarme tsunami, invitando la popolazione ad abbandonare la fascia costiera e recarsi a quote alte. Le onde, invece, previste alte fino a due metri, non sono arrivate. Il punto preciso dell’epicentro, infatti, è stato nelle acque dell’Oceano Pacifico al largo delle coste settentrionali dell’isola di Honshu, a 66 chilometri dalla già disastrata Sendai e a 144 da Fukushima. Il bilancio delle vittime a stamani, secondo la Protezione Civile, è di 4 morti e 132 feriti: sono rimasti uccisi due anziani, 79 e 85 anni, ed una donna di 83, appena ricoverata in ospedale, nella prefettura di Miyagi; una donna di 63 anni nella prefettura di Yamagata è invece deceduta per le conseguenze del black-out elettrico che ha provocato lo spegnimento del respiratore artificiale che le forniva ossigeno.

    Ma le conseguenze più gravi hanno anche stavolta il segno dell’incubo nucleare: se per la centrale di Fukushima i tecnici della Tepco (società elettrica che gestisce l’impianto), fatti immediatamente evacuare a scopo precauzionale, non hanno segnalato alcuna anomalia nell’impianto, nella centrale nucleare di Onawaga, a 20 chilometri dall’epicentro e a 120 dallo stabilimento di Fukushima, sono state invece segnalate perdite di acqua da alcune vasche di combustibile esausto da tutti e 4 i reattori.

    La società Tohoku Electric Power che gestisce l’impianto di Onawaga rassicura però che non ci sarebbero variazioni del livello di radioattività esternamente agli impianti. All’interno dei reattori, invece, il livello sarebbe leggermente aumentato, ma la situazione sarebbe sotto controllo.

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