Hacker inventano un dispositivo in grado di controllare l’automobile

Mai stanchi di violare la nostra privacy, alcuni hacker si sono inventati il sistema per penetrare all’interno delle nostre auto, prendendone completamente il controllo.
Dalla Spagna arriva, infatti, un nuovo dispositivo, dalle dimensioni inferiori di uno smartphone, che è stato denominato Can Hacking Tool, CHT appunto, che potrebbe essere montato su ogni auto inserendosi nell’area controller.

Una volta entrato nella rete interna dell’auto, il dispositivo installa un malware in grado di prendere il completo controllo del veicolo, riuscendo anche a condizionare la disattivazione dei freni, il funzionamento degli airbag, la possibilità di bloccare le porte e attivare l’allarme.

Un oggettino assemblabile con facilità, con pezzi facilmente reperibili sul mercato, e che, alla modica cifra di 20 euro, è in grado di ricevere segnali wireless inviati via bluetooth dal pc di un hacker, sfruttando per di più la batteria della vettura.
Lo strumento dispone di conduttori che, in soli cinque minuti, possono essere fissati alle diverse uscite della rete di controllo di un’automobile.

Vazquez Vidal, uno dei due creatori del gadget, sostiene che i comandi su cui collegare il CHT dipendono dal modello di auto. In alcuni casi, gli attacchi necessari per effettuare l’accesso al sistema della vettura possono essere sotto il cofano o nell’apertura del bagagliaio mentre, in altri casi, si potrebbe, addirittura, semplicemente strisciare sotto la macchina per piantare il dispositivo.
Per ora, lo strumento comunica solo via Bluetooth, limitando la gamma di eventuali Wireless cui collegarsi a pochi metri.

In ogni caso, obiettivo dei due ricercatori è quello di predisporre un aggiornamento che consentirà l’utilizzo di un cellulare GSM che dovrebbe rendere possibile controllare il dispositivo a chilometri di distanza.
Nel luglio dello scorso anno alla Conferenza di Defcon, i ricercatori Charlie Miller e Chris Valasek hanno dimostrato di poter collegare il proprio laptop al cruscotto di una Ford Explorer ed una Toyota Prius ed eseguire brutti scherzi come disabilitare i freni dell’ Explorer a bassa velocità.

Questo studio ha contribuito a sollecitare il senatore Edward Markey ad inviare una lettera di sette pagine alle case automobilistiche chiedendo i dettagli delle loro pratiche di sicurezza e, anche se il termine per le risposte era fissato lo scorso tre gennaio, i risultati non sono ancora stati resi noti.

Già nel 2011, un team di ricercatori dell’Università di Washington e dell’Università della California a San Diego, erano riusciti a penetrare, in modalità wireless, all’interno di una vettura tramite reti cellulari, immettendo un file audio maligno sul sistema stereo CD nelle TIC.

Certo il dispositivo di Illera e Vidal aggiunge un altro modo per violare i sistemi di sicurezza anche se i due ricercatori sostengono che l’obiettivo non è quello di rilasciare lo strumento di hacking al pubblico ma quello di raggiungere i produttori e mostrare cosa si può fare.
I due spagnoli sostengono, infatti, che le case automobilistiche dovrebbero guardare oltre l’iniziale penetrazione via wireless per poter valutare la possibilità di aggiungere dispositivi di sicurezza maggiormente efficaci per fronteggiare la capacità devastante di questi tipi di meccanismi.

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