Il G-Cans Project salva Tokyo dalle inondazioni

Sembra una di quelle cattedrali che solo ad entrarci manca il fiato, uno di quegli ambienti così sconfinati da far sentire piccolo chiunque ed è aperto a tutti. Scendendo nel sottosuolo di Tokyo, a 50 metri di profondità ci si trova nel bel mezzo di un’area così grande da lasciare spiazzato anche il più apatico dei visitatori. Uno dei motivi di questo disorientamento è la difficoltà di attribuire alla struttura un’utilità, che si rivela essere quella di salvaguardare la città dalle inondazioni che, nella zona, hanno quasi sempre una carica distruttiva enorme.

Il nome di questa megastruttura è G-Cans Project e consiste un una serie di cinque silos di contenimento alti fino a 65 metri e con diametro di 32 collegati tra loro da 6 km di gallerie a 50 metri sotto il livello terrestre. Un progetto davvero ambizioso che dà sfoggio della superiorità in campo ingegneristico di cui può farsi vanto la capitale giapponese.

I lavori di questa struttura sono partiti nel 1992 e si sono conclusi nel 2009. Il fiore all’occhiello di tutto il progetto è però il grande serbatoio che, con l’altezza di 25 metri e la solidità di ben 59 pilastri, grazie ad una serie di potentissime pompe riesce ad espellere una quantità incredibile di acqua. Sono infatti i pilastri ad essere collegati ognuno ad una pompa che riesce da sola ad espellere una quantità d’acqua pari a quella contenuta in una piscina da 25 metri.

Il tutto sottolinea ancora una volta come le strategie di problem solving delle città orientali siano costantemente avanti rispetto a quelle europee, e anche di molto.

Il sito è anche visitabile e, per i turisti che si recano a Tokyo è una tappa che sta diventando immancabile. Il prezzo per la visita si aggira intorno ai 10 euro ma sicuramente sono ripagati dall’immensità e dalla maestosità della megastruttura.

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