Il Portogallo chiede aiuto alla Cina

    “Siamo alle comiche finali”, direbbe un noto esponente politico italiano.

    Sì, perchè ciò che sta andando in scena, in queste ore, a Pechino, è uno spettacolo avvilente, con un ministro delle finanze, il portoghese Teixiera dis Santos, che starebbe incontrando i vertici del governo cinese, per convincerli ad acquistare bonds portoghesi, evitando, quindi, la lievitazione dei tassi, nonchè la paura dei mercati su un rischio default lusitano.

    La visita starebbe avvenendo in via non ufficiale, con tono da basso profilo, proprio per non dare nell’occhio.

    La Cina, in effetti, possiede un quantitativo abbastanza alto di valuta straniera, conseguente all’enorme afflusso, dettato da uno squilibrio cronico della bilancia commerciale, in favore di Pechino, a sua volta conseguenza di un tasso di cambio sotto-valutato e tenuto fisso dal governo di Pechino.

    Così, se gli USA di Obama si accingono a inondare i mercati mondiali di 600 miliardi di dollari, in acquisti di titoli di Paesi come la Cina, al fine di provocere una spinta al rialzo delle relative valute, la Cina potrebbe essere chiamata a sopperire alla mancanza di fiducia sui mercati, per Paesi dell’area Euro, e non solo, in carenza di liquidi.

    Messa così, sembrerebbe uno scambio equo, ma non lo è. 

    La Cina comprerebbe titoli con la valuta che distoglie dai mercati internazionali, attraverso politiche aggressive di dumping e con il trucco dello yuan forzatamente debole.

    Per giunta, dall’operazione “salvezza” pretenderà una moneta di scambio. E sarebbe fin troppo!

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