In Egitto Erdogan diventa il nuovo rais del mondo arabo

    Un successo travolgente è quello che sta vivendo il premier turco Recep Tayyip Erdogan. Dopo avere trionfato già alle scorse politiche di maggio, riconfermato per la terza volta consecutiva dal 2002 alla guida del governo di Ankara, dopo essere riuscito a piegare l’esercito e la sua forza spropositata verso la politica, Erdogan si gode i successi turchi anche in terra estera e sta riuscendo a trasformare una crisi diplomatica in un trionfo d’immagine nel mondo arabo. L’occasione è il tour in Egitto, Libia e Tunisia, che il premier ha annunciato di volere svolgere in queste settimane. E ieri, arrivato a Il Cairo, Erdogan ha smesso i capi del premier turco per indossare quelli di uno statista di riferimento per tutto il mondo arabo, senza nemmeno nasconderlo più di tanto. Ha indicato a tutti i governi della regione l’esempio di Ankara quale modello da seguire, considerando che la Turchia è uno stato laico ma con una profonda cultura mussulmana predominante; un Paese dove vigono pace e stabilità; non ultimo, un’economia che cresce a ritmi secondi solo alla Cina, espandendo il benessere tra la popolazione.

    Tutto questo è la Turchia e questo ha comunicato Erdogan, che ha detto senza mezzi termini che Israele deve pagare per i crimini commessi; che non è più possibile il mantenimento del blocco a Gaza che pregiudica la pace e che lo stato palestinese dovrà essere riconosciuto. Ha anche concesso il proprio aiuto a Baghdad, confermando di essere pronto a intervenire in Kurdistan contro i terroristi curdi, se il governo iracheno lo vorrà.

    Un Erdogan a tutto campo, che ieri è diventato l’amico ritrovato di tutto il Medio Oriente (Israele, escluso), con i suoi toni anti-Tel Aviv e la sua volontà ostentata di guadagnarsi una leadership riconosciuta a livello internazionale. E di certo il nuovo corso di Ankara non dovrebbe spaventare l’Europa, ma anzi potrebbe rappresentare un’occasione per l’Occidente di avere non solo e più un semplice prezioso alleato, quanto uno stato che sappia interloquire con il mondo arabo, che possa esserne riconosciuto quale portavoce e mediatore degli interessi con USA ed Europa.

    In altre parole, Erdogan potrebbe personificare la politica del deposto Mubarak, ma con la forza di un potere democratico di cui è espressione e di uno stato in netto sviluppo a livello economico e politico.

     

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