Novità nell’ambito dell’inchiesta sul gruppo Fondiaria Sai, di proprietà della famiglia Ligresti. Proprio ieri il Pubblico Ministero di Milano, Luigi Orsi, ha chiesto un doppio rinvio a giudizio per Salvatore Ligresti, che quindi dovrà recarsi in tribunale per entrambi i capi d’accusa che pendono su di lui. L’imprenditore è accusato sia di corruzione con l’ex presidente ISVAP Giancarlo Giannini, sia per aggiotaggio nell’ambito dell’inchiesta sui trust.

Per quest’ultimo capo di accusa Ligresti dovrà presentarsi in aula il 21 marzo per l’udienza preliminare fissata dal Gup. Ma in tribunale non sarà affatto solo: sempre per aggiotaggio sono indagati anche l’imprenditore Giancarlo De Filippo e il fiduciario Niccolò Lucchini, che tra 2009 e 2010 avrebbe manipolato i dati riguardanti il valore in borsa del titolo Permafin effettuando acquisti da una “sede” off shore alle isole Bahamas a cui era addirittura stato assegnato il 20% del capitale aziendale.

Il secondo capo di accusa per cui dovrà presentarsi in tribunale è quello riguardante la corruzione. In pratica Ligresti avrebbe promesso a Giannini (direttore dell’Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni Private), la nomina a vertice dell’Antitrust ma, in cambio, Giannini avrebbe dovuto evitare qualsiasi controllo su Fonsai. E così è successo, Giannini dovrà infatti rispondere di un ulteriore accusa: quella di calunnia per i mancati controlli tra il 2002 e il 2010. Quando però il sistema crollò su se stesso Giannini provò comunque a ostacolare l’ispezione agli uffici di Fondiaria Sai, ancora convinto della sua futura nomina all’Antitrust – forse perché anche Silvio Berlusconi che gliela prometteva – ma il crollo del governo impedì ogni positivo cambiamento della situazione per Giannini.