Inter e Mazzarri, un matrimonio sempre più in crisi

Ci si aspettava, al di là del risultato, una prova d’orgoglio e di temperamento. E’ arrivata una batosta dal punto di vista del gioco, del risultato e della determinazione, che oltre a far male alla classifica, si abbatte sul morale come una tempesta. Perché, per l’Inter di Mazzarri, le motivazioni per affrontare un derby d’Italia nel pieno di una guerra fredda tra le due società, gli strascichi per le ultime questioni di mercato, la diatriba storica tra le due tifoserie, non erano poi così difficili da trovare.

La Juventus di Antonio Conte all’interno dei confini nostrani – o meglio in campionato – fino ad ora è stata una macchina da guerra ai limiti della perfezione, capace di affondare in ogni momento e asfaltare tra le mura amiche qualsiasi avversario. Ne sanno qualcosa Roma e Napoli, spazzate via con tre reti senza diritto di replica. Ma quell’atteggiamento troppo rinunciatario e quel 3-6-1 messo in campo con l’intento di subire e basta l’onda d’urto dell’avversario, hanno legittimato fin dai primi minuti i ventitré punti – diventati dopo i 90 minuti ventisei – che separavano le due squadre prima del match, in maniera troppo evidente. E quando una bestia inferocita annusa l’odore del sangue, il finale è segnato.

Non che le attenuanti non ci fossero: Guarin ai box per le risapute vicende degli ultimi giorni, il nuovo acquisto Hernanes costretto a star fuori per questioni burocratiche, Milito e Icardi ancora non al top della forma per essere schierati dal primo minuto. Il colombiano e il brasiliano avrebbero dato sicuramente il loro contributo in quella zona del campo dove Pirlo godeva di una certa libertà, che non riuscirebbe ad avere nemmeno in una passeggiata ai giardini pubblici. L’unica piccola scossa, sotto di tre reti, è arrivata nella ripresa quando gli ingressi di D’Ambrosio e Botta hanno a sprazzi rivitalizzato la manovra offensiva.

Mi aspettavo che Kovacic fosse stato messo nelle condizioni giuste per fare una grande gara, doveva essere l’uomo in più quando si attaccava” – ha commentato Walter Mazzarri dal termine del match, dopo essere rimasto un’ora rinchiuso con la squadra nello spogliatoio – “Pirlo troppo libero? Doveva occuparsene il croato. Il gol di Lichtsteiner? Ci può stare che un ragazzo perda la marcatura in quel momento” – e ancora – “Ma quei due gol … Lì si è vista la ferocia della Juve: potevamo spazzare via la palla, invece l’abbiamo tenuta lì. Quando la palla arriva in area, si respinge, non si va di tacco (riferito a Nagatomo nell’azione del 2-0)“. Dichiarazioni che non sono piaciute tantissimo, per usare un eufemismo, ai tifosi nerazzurri, che si sarebbero aspettati una presa di coscienza generale e non un tiro al bersaglio individuale.

L’ultima vittoria dell’Inter ormai risale al 22 dicembre nel derby, quando il tacco di Palacio mise sotto il tappetto per qualche settimana i problemi strutturali della squadra. Da quel giorno due pareggi in cinque gare con Chievo e Catania e tre sconfitte. Un bottino da retrocessione, se si aggiungono i due gol all’attivo e le prestazioni apatiche in questo gennaio da incubo. Domenica a San Siro arriverà il Sassuolo: Mazzarri avrà a disposizione Hernanes e il figliol prodigo Guarin. La parola d’ordine è soltanto una. La pazienza del popolo interista è agli sgoccioli.

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