Islam, approvazione della sharia nel Brunei

Nella capitale dello Stato del Brunei, Bandar Seri Begawan, il Sultano Hassanal Bolkiah, uno degli uomini più ricchi del mondo, ha annunciato l’approvazione della sharia, la legge islamica che entrerà in vigore progressivamente nei prossimi sei mesi. L’introduzione del nuovo codice penale islamico, come ha illustrato il Sultano, prevede la lapidazione per le donne che commettono adulterio, l’amputazione degli arti per i ladri e la fustigazione per chi fa uso di alcool o pratica l’aborto.

La questione suscita non poco scalpore, dal momento che ancora una volta sembra che i Diritti Umani vengano calpestati da un’apparato legislativo che lede il diritto alla vita, alla libertà personale, e all’autodeterminazione.
In un mondo che cerca di guardare al progresso, anche sociale, come motore per una rinnovata coscienza collettiva nei confronti dei temi basilari del rispetto e dell’uguaglianza, questa notizia può apparire come un vero e proprio fallimento.
La decisione presa dal Brunei, nonostante la ripetuta indignazione di buona parte del mondo e della solidarietà più volte espressa nei confronti delle vittime della legislazione islamica, soprattutto per quanto riguarda la lapidazione delle donne che commettono adulterio, vero o falso che sia, solleva non pochi quesiti.

Come possono esistere ancora oggi norme che prevedono morti indegne e violenze corporali che rispondono all’unica legge dell’ “occhio per occhio, dente per dente”? Come può, il Brunei in quanto Stato membro dell’ONU, accettare e promuovere un codice penale che va contro i principi della legislazione sui diritti umani, promossa dall’Onu stessa?
I primi indignati dovrebbero essere gli abitanti del Sultanato, che dovranno cominciare a lottare per difendere i loro diritti.

[Fonte: Ansa]

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