La Sardegna non può restare in silenzio: “questa tragedia poteva essere limitata” [Intervista]

Il bilancio del ciclone Cleopatra, che si è abbattuto sulla Sardegna lunedì, è molto pesante. Le stime ufficiali parlano di 16 morti.
Se alle prime piogge è arrivato il primo disastro, è chiaro che le colpe siano dell’uomo, che il rischio idreologico è stato ampiamente sottovalutato. Tutto è cominciato con la mareggiata di Frutti d’Oro e del Poetto, niente in confronto al vero dramma di Olbia, Torpè Uras e Oliena.

Qui stiamo parlando di migliaia di persone che vanno a letto senza sapere se la mattina dopo ritroveranno la loro casa. In Sardegna, su tutto, vincono il dolore e l’urgenza di portare conforto a chi soffre. È il giorno del lutto, bisognerebbe piangere in silenzio le sedici vittime innocenti del ciclone.
Ma in silenzio non si può più stare. Perché non si può stare zitti ascoltando la favoletta della malasorte, dell’evento straordinario e imprevedibile, qualcosa che accade una volta ogni millennio.

Questo il motivo principale per cui abbiamo scelto di rivolgerci direttamente alle vittime del disastro ambientale in Sardegna, che abbiamo invitato a testimonianza di tanti sardi per raccontare ciò che stanno vivendo in questo momento.

Al telefono con Laura Laportella, Mariangela Pilo che ci ha risposto così poco fa da Olbia.

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