La notizia è rimbalzata in modo frenetico da un blog all’altro per tutto il pomeriggio di ieri: l’insegnamento della Storia dell’Arte è stato cancellato definitivamente dalla scuola italiana. In serata è arrivata la smentita ufficiale direttamente dall’onorevole Simona Flavia Malpezzi, deputata Pd, tra i membri della “Commissione Cultura, Scienza e Istruzione” della Camera, attraverso il portale Artribune.

Quindi il pericolo è scampato? Purtroppo no. Il Decreto Scuola, presentato dal Ministro Carrozza ad ottobre alla Camera, e approvato poi a novembre in Senato, non ha di fatto posto correzioni alla sciagurata manovra operata dal Ministro Gelmini, che nel 2009 ha operato con la sua Riforma una drastica riduzione delle ore di insegnamento della Storia dell’Arte nei Licei e negli Istituti tecnici e la sua definitiva cancellazione negli Istituti Professionali (dove si formano le professionalità anche di respiro turistico), in nome di quel “progresso” di stampo puramente tecnico che dovrebbe portare la scuola italiana agli “standard europei”.

Di fatto è stato questo un intervento in netta controtendenza proprio ad altri Paesi europei, come la Francia, dove dal 2008 L’Histoire des Arts è divenuta obbligatoria in tutti i livelli scolastici.
Se non dubitiamo della buona fede del Ministro Carrozza nel voler porre rimedio mettendo mano a tutta la riforma, anche in fede delle quindicimila firme (tra le quali quella di Salvatore Settis, Adriano La Regina, Cesare De Seta) raccolte dalla petizione a difesa delle materie storico-artistiche, è altrettanto vero che è in atto un attacco gravissimo a questa materia, in base all’ormai celebre assioma secondo il quale “di cultura non si mangia”, in particolare in tempo di crisi, quando bisogna tagliare le spese ritenute “insostenibili” (ma siamo sicuri che è nel taglio delle materie da insegnare che viene risolto il problema e non piuttosto nei metodi della didattica della scuola italiana?).

La faccenda è decisamente più complessa. A guardare la cosa da un punto di vista meramente economico, la Storia dell’Arte è anche Storia del Design, dei materiali, del disegno, di quel complesso e meraviglioso insieme di saperi che ha portato nei decenni all’affermazione del “Made in Italy”. Ed è ormai conclamato che lo stesso turismo culturale possa divenire fonte di sviluppo, anche economico, in un Paese che, come il nostro, può offrire diverse deviazioni sul tema (stando ben attenti a rispettare il delicato tessuto urbanistico, monumentale e paesaggistico del nostro territorio, vigilando sempre contro ogni trasformazione in “parco divertimento” dei nostri tesori che nulla ha a che fare con la cultura).

Ma, ovviamente, non si tratta solo di questo. Si difende (e quindi si tutela) ciò che si ama e si sente proprio, e questo avviene solo attraverso la conoscenza. E’ fondamentale partire dalla formazione per creare adulti non solo consapevoli di ciò che li circonda, ma che amino e sentano il dovere di difendere il proprio patrimonio artistico. Già Giuseppe Pelli Bencivenni scriveva, sul finire del XVIII secolo, della necessità di portare i giovani nei Musei per conoscere il bello, e riconoscerlo poi nella vita. Un concetto espresso anche da Peppino Impastato, che nella difesa della Bellezza vedeva un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà, perchè è attraverso la salvaguardia del patrimonio culturale, artistico ed ambientale che si possano veicolare i concetti stessi di educazione civica, del rispetto del bene comune.

Secondo Clara Rech, presidente Anisa, “fin dai primi anni di scuola, l’educazione all’arte e ai suoi molteplici linguaggi espressivi possono essere l’asse privilegiato attorno a cui far muovere l’intero processo di apprendimento. Non si tratta solo di trasmettere informazioni sulla musica o sull’arte, ma di stimolare nelle bambine e nei bambini la capacità di inventare, di interpretare, di creare conoscenza. Di mettere pienamente a frutto la mente a doppio taglio, di cui parlava Arnheim, che permette sia l’intuizione percettiva che la standardizzazione intellettuale dei concetti, facendo apprezzare quanto sapido possa essere il gusto del sapere” . E queste sono solo alcune delle osservazioni che si possono fare sul tema.

Ciò che è certo è che bisogna continuare a vigilare, soprattutto in merito a quello che in questi giorni sta accadendo in Commissione cultura alla Camera. Ed è un dovere, questo, di ogni cittadino che si riconosce nella Costituzione italiana che proprio all’articolo 9 dice: “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica e tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”.
Ed è anticostituzionale tutto ciò che va contro questi imprescindibili principi.

Fiorella Fiore per Bloglive
Storico e critico dell’arte
Twitter: @FFiore82

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