L’appello di Giorgio Napolitano: fermare il conflitto tra politica e magistratura

Un nuovo intervento del Presidente della Repubblica sulle tensioni tra politica e giustizia e sul bisogno di ricostruire l’equilibrio e il reciproco rispetto fra i diversi poteri dello Stato. Parlando ad un convegno tenutosi alla Luiss di Roma e dedicato al suo consulente giuridico ed ex magistrato, morto lo scorso luglio, Loris D’Ambrosio, Giorgio Napolitano non ha esitato a pronunciarsi sui rischi del conflitto fra la politica e la magistratura e la necessità, più volte ribadita, di procedere serenamente ad una riforma della giustizia.

“Il rispetto della magistratura è spesso travolto dal conflitto politico” ha detto Napolitano, sottolineando la pericolosità della delegittimazione di quel presidio irrinunciabile a guardia della legalità che è costituito dalla magistratura: “non c’è nulla di più impegnativo e delicato che amministrare la giustizia, garantire quella rigorosa osservanza delle leggi, quel severo controllo di legalità, che rappresentano, come ho avuto più volte occasione di ribadire, un imperativo assoluto per la salute della Repubblica”.

Per il Capo dello Stato è arrivato il momento di spegnere il conflitto tra i politici e i magistrati, e gli stessi magistrati devono rinunciare alla difesa ad oltranza degli interessi della loro corporazione laddove si proceda a riforme non in contrasto con i valori supremi del nostro ordinamento costituzionale: “i magistrati abbiano un’attitudine meno difensiva e più propositiva rispetto al discorso sulle riforme di cui la giustizia ha indubbio bisogno da tempo e che sono pienamente collocabili nel quadro dei principi della Costituzione repubblicana”.

Intanto continuano le tensioni. Se dopo il videomessaggio di Berlusconi in cui il leader del Pdl aveva messo in discussione la certezza del diritto in Italia a causa di una lobby di magistrati politicizzata, il premier Enrico Letta aveva replicato che in Italia la salute dello Stato di diritto non può essere messa in discussione, ora arriva anche la controreplica del “falco” berlusconiano Renato Brunetta.

Il capogruppo del Pdl alla Camera ha infatti scritto una lettera al premier italiano sostenendo l’esatto il contrario di quanto quest’ultimo ha dichiarato alla stampa straniera: “numerose sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo” – scrive Brunetta – “stabiliscono l’esistenza di una violazione commessa dallo Stato italiano contro il diritto a un giusto processo”.
“Presidente Letta” – continua Brunetta – “studiosi non certo berlusconiani affermano: non c’è solo la lentezza dei processi, ma la politicizzazione della magistratura, in particolare delle grandi sedi di Milano, Roma, Napoli e Palermo”. Emergerebbero “figure di magistrati caratterizzate ‘da un mix di impunità, visibilità mediatica, personalizzazione e politicizzazione senza simili nel mondo occidentale’. Ripeto: impunità, mediatizzazione, politicizzazione senza simili nel mondo occidentale! Altro che Stato di diritto…”.

“La diagnosi finale degli studiosi” – si legge nella lettera – “è grave: ‘una democrazia nella quale la funzione giudiziaria si trova ad avere una agenda estremamente ampia e un raggio di azione che lambisce i limiti della politica non può non rischiare di perdere in legittimità’. E’ ufficiale, è un dato di scienza: la magistratura italiana è politicizzata”. “Dille di smettere, presidente Letta!”, conclude, imperterrito, il deputato del Pdl.

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