L’arte mediatica del tatuaggio

Nell’era mediatica in cui tutto viene immortalato e postato è facile curiosare. Sul social fotografico più famoso al mondo, Instagram, alla ricerca con hastag della parola Tattoo é possibile visualizzare 17195882 post, con numerazione in evidente crescita. Il fenomeno “tatuaggi” non è destinato a tramontare, non conosce crisi economica ed aumenta incredibilmente di giorno in giorno, abbassando persino l’età media dei ragazzi che dipingono con ago e inchiostro per la prima volta la propria pelle.

Il Tattoo è divenuto un culto artistico. Prima di decidere il soggetto al quale ispirarsi c’è un vero e proprio lavoro interiore; molti lo disegnano da soli, altri si ispiravano a degli aforismi e i più pigri sfogliano un catalogo.

Il piccolo fastidio doloroso dell’ago passa in secondo piano quando la beltà dell’opera compiuta si manifesta sul proprio corpo. Ma il quesito per chi non ha un tatuaggio, come me, più invadente fra tutti, non è tanto la pericolosità dell’atto in sé bensì la pericolosità della noia. E se dopo un po’ non mi piace più? Rivelazione semplicista ma assai sentita.

La grande offerta del palinsesto televisivo, grazie al digitale terrestre, è sempre più variegata e per chi è affascinato dal mondo dei tatuaggi è facile trovare la propria dimensione attraverso il canale D Max che propone programmi come Milano City Tattoo e Ink master-i tatuatori più bravi del mondo, format che narrano dettagli e curiosità di questo mondo e ne raccontano le nuove tendenze internazionali.

Ma qual è la nuova tendenza italiana?

Il Bel Paese tenta, in tutto e per tutto, di emulare l’America e i suoi personaggi celebri, e questa è caratteristica ormai nota e assodata da anni.

Dimenticata la farfallina di Belen possiamo sentenziare che le ultime statistiche ci informano che i soggetti più richiesti, nel corso dell’ultimo anno, sono quelli appartenenti alla categoria “maori” e sopratutto “frasi”. Il corpo viene utilizzato come una pagina bianca su cui scrivere il proprio vissuto: aforismi e versi poetici raccontano, scandiscono ed immortalano episodi importanti che hanno caratterizzato la vita dell’uomo e della donna tatuati, oppure più semplicemente si attinge a modelli come famose attrici ed it girls, fra le più celebri ed imitate la veterana Angelina Jolie, l’affascinante Evan Rachel Wood, la sexy Mexan Fox e la ribelle Linsday Lohan.

Il tatuaggio rappresenta probabilmente la voglia di volersi distinguere da tutti. Il disegno perenne è il bisogno di riaffermare a livello visivo, sensitivo ed emozionale la propria diversità, il proprio essere unici rispetto alla massa indifferenziata. Ma questa voglia di unicità non viene meno nel momento in cui il mio verso di Shakespeare è uguale a quello di Miss Fox?

La finalità anticonformista del tatuaggio fin troppo spesso, oggi, svanisce. Nasce così il limbo di una generazione sospesa tra latente omologazione e illusoria unicità.

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