Lega Nord, Salvini è segretario lumbard. Finita era Bossi

    Matteo Salvini è il nuovo segretario della Lombardia per la Lega Nord. Lo ha decretato il congresso tenutosi ieri al PalaCreberg a Bergamo, dove il candidato di Roberto Maroni ha ottenuto 403 voti a favori, 129 contrari, con soli 24 assenti, 3 schede bianche e 9 nulle sui 577 delegati aventi diritto. L’uomo di Umberto Bossi, Cesarino Monti, è stato più che sconfitto, è stato trafitto. Ma era nelle previsioni, per cui parlare di terremoto politico, a parte l’inopportunità per il periodo, non sembra nemmeno realistico. Il terremoto c’è stato a inizio aprile, quando la segreteria del vecchio capo lumbard è stata travolta dalle indagini sui finanziamenti distratti alla Lega Nord. Quel che è accaduto ieri e che dovrebbe accadere oggi è solo una diretta conseguenza.

    Eppure, va riconosciuto a Monti l’onore delle armi. Pur sapendo di rischiare quasi il linciaggio nel difendere la “vecchia guardia”, l’uomo ha attaccato duramente coloro che hanno preso le distanze dal Senatùr e ha difeso la sua posizione di uomo a fianco di Bossi. Inutile dire che dalla platea sono partiti fischi, insulti, chi gli gridava “buffone”, come il responsabile giovanile Eugenio Zoffili.

    Ha attaccato il suo rivale, criticandolo per andare troppo spesso in TV. Ci ha provato, ma Maroni ha vinto la sua prima grande partita. In realtà, più che strappare la cadrega ai bossiani, qui bisognava stravincere, per dimostrare inequivocabilmente che Bossi e i suoi sono politicamente morti, che da ora in avanti sarà solo Bobo a comandare. Ed è successo, appunto, questo. Vero è che Salvini, una volta ottenuta la vittoria, ha affermato che non vuole più sentire parlare di bossiani e maroniani. Ma d’altronde è il nuovo ruolo a richiedergli tale ritrovato spirito ecumenico. La verità è che il Carroccio ha già iniziato a voltare pagina e a nulla è valsa la protesta di Cesarino Monti, per cui Maroni non sarebbe equidistante dalle parti.

    Ma ieri è avvenuto anche un cambio generazionale. Salvini ha 39 anni, consigliere comunale ed europarlamentare, mentre Monti di anni ne ha 65. E le parole del nuovo segretario lombardo sono state chiare e in linea con quanto già chiarito da Maroni: obiettivo della Lega non è comandare a Roma. La Lega negli anni si è “terronizzata”.

    In prima fila, come un uomo qualunque, vi era Umberto Bossi. Non è stato affatto facile per il vecchio leader ascoltare tutto quanto è stato detto sul palco. Non gli sarà stato facile sentire Salvini attaccare le “Trote”, le “badanti” e le pantegane. Un’umiliazione, che tocca il cuore della sua stessa famiglia.

    Dopo l’incoronazione a segretario di Salvini, il Senatùr è stato visto lasciare la platea da solo. Anche questa è l’immagine di quello che è accaduto e sta accadendo dentro la Lega.

    Ma la “de-bossinizzazione” del partito prosegue incessante, prima di giungere all’epilogo di fine mese, quando la segreteria passerà certamente allo stesso Maroni. Oggi, spetta al Veneto cambiare segretario. A sfidarsi sono il sindaco di Verona, il popolarissimo Flavio Tosi, e Massimo Bitonci, bossiano. Tuttavia, qui la storia è un pò più articolata, perché Bitonci viene sostenuto anche da quella parte dei maroniani anti-Tosi, per cui il risultato in favore del sindaco non sarebbe del tutto scontato, anche se i pronostici sono dalla sua.

    Ad ogni modo, dopo questa carrellata di congressi, che sanciranno la definitiva sconfitta e uscita di scena nei fatti di Bossi e di molti uomini del suo ormai noto “cerchio magico”, la Lega dovrà affrontare la questione ben più impellente della sopravvivenza. I sondaggi sono impietosi. Si è passati in un paio di mesi dal 9% circa su base nazionale alla metà circa. Se si introducesse uno sbarramento al 5%, il Carroccio difficilmente entrerebbe in Parlamento a Roma.

    E nelle idee di Maroni ci sarebbe proprio il ritiro del partito dalle elezioni politiche nazionali. La Lega non si presenterebbe, in modo da concentrarsi sulla riconquista del territorio padano, dove alle ultime amministrative, Verona a parte, il Carroccio sembra essere scomparso.

    Buona parte dei suoi consensi del 2008 sono andati nel non voto e nel Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo. Il rischio per i leghisti è di vedersi soppiantati da formazioni che potrebbero sembrare agli occhi degli elettori del Nord più credibili, per il solo fatto di non essere ancora mai stati in Parlamento.

    C’è poi la questione delle alleanze, di cui Maroni non vuole ancora sentire parlare, come ha ribadito ancora una volta ieri. E fino alla conquista della segreteria è ovvio che l’ex ministro degli Interni non si sbilancerà su un ritorno alla coalizione con il PDL. Tuttavia, la questione esiste e dovrà presto essere affrontata, come dimostrano le ultime dichiarazioni dello stesso Bobo, che non chiude al PDL, purché molli Monti prima della scadenza naturale della legislatura.

    La Lega ha forse passato periodi di consenso ancora più tragico, come quando nel 2001 ottenne il 3,3%, a fronte del 12% circa conquistato cinque anni prima. Le ripartenze per il Carroccio sono state possibili in passato, ma allora il partito era unito, sotto la guida del capo indiscusso e non sfiorato da scandali.

     

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