Londra, dopo gli scontri i dubbi degli inglesi sull’azione di Cameron

    Sono di appena una settimana fa le immagini di guerriglia a Londra che hanno fatto il giro del mondo. Dal quartiere di Tottenham, migliaia di ragazzi hanno fatto esplodere azioni di violenza, che si sono espanse nella capitale britannica fino al punto di creare una vera e propria emergenza della sicurezza, con decine di negozi e magazzini assaltati, saccheggiati e alcuni dati alle fiamme. Sono usciti con le buste piene di vestiti e strumenti tecnologici, i violenti. Si scopre che tra di loro vi sia persino una studentessa modello, considerata tra le migliori quattro di tutta la Gran Bretagna. E il dilagare delle violenze a Londra fa scattare una sorta di emulazione anche in altre città, tra cui Birmingham e Liverpool. Motivo di tanta aggressività? Qualche giorno prima, la polizia aveva arrestato un 29enne, considerato uno spacciatore di droga, ma l’uomo è morto nello scontro a fuoco. Da qui la rivolta del quartiere, popolato da immigrati turchi, curdi, pakistani e di altri stati, che hanno ingaggiato una vera e propria guerriglia, per confermare la supremazia sul proprio territorio.

    Era dal 1985, infatti, che la Metropolitan Police, la polizia municipale londinese, non entrava in quel quartiere, dopo analoghi scontri avvenuti proprio in quell’anno. Il premier David Cameron, che stava godendosi qualche giorno di vacanza in Toscana, ha fatto subito ritorno nella capitale per affrontare l’emergenza, che ha rischiato di scappare di mano, anzi, forse è scappata di mano.

    Infatti, il capo della polizia e il suo vice non erano in funzione, essendosi dimessi per lo scandalo intercettazioni di “News of the World” del gruppo Murdoch. Un’anarchia istituzionale che ha aggravato la situazione e ha evidenziato le lacune agli occhi degli inglesi. Un sondaggio ieri ha rivelato che il 54% degli intervistati boccia l’azione di Cameron, il quale non avrebbe mostrato adeguata leadership. L’80% degli stessi intervistati, poi, conferma di volere pene detentive per tutti coloro che sono stati coinvolti in queste azioni di violenza.

    Dunque, gli inglesi vogliono il pugno duro contro i rivoltosi e chiedono carcere e fermezza, ma esprimono dubbi sull’efficacia dell’azione del loro premier. Un bel guaio a pochissime settimane di distanza dallo scandalo Murdoch, che ha rischiato di travolgere del tutto il governo inglese, che adesso deve anche fronteggiare il malcontento della popolazione su un argomento sul quale i conservatori non possono permettersi di fallire: la sicurezza.

     

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