Mediaset, la NewCo della pay Tv contesa tra Telefonica e Al Jazeera

Lo scorso dicembre partiva uno studio sul progetto di integrazione e lo sviluppo di un’unica attività nel settore della tv a pagamento tra Mediaset e la controllata Mediaset Espana, allo scopo di creare una nuova società cui conferire il 100% di Mediaset Premium (Italia) e il 22% di Digital+.

La valutazione, spiegavano da Mediaset, doveva esaminarne la potenziale crescita internazionale, le possibili sinergie, così come “l’eventuale partecipazione di soci industriali e finanziari nella società“.

Ma la situazione era ancora nebulosa: Telefonica era socio di Digital+ al 22%, mentre il restante 56% si trovava nelle mani di Prisa (editore di El Paìs), che aveva però dato via libera a un accordo di ristrutturazione dei debiti con i creditori concedendo più tempo al management per la dismissione di asset non core, a cominciare proprio dalla pay tv.

Una prima offerta di Telefonica pare che fosse già stata respinta, perché giudicata insufficiente. Ma la nascita della newco di Mediaset – che come Telefonica ha diritto di prelazione sulle quote Prisa – aveva aperto la porta ad un alleanza che potrebbe costruire una media company Spagna-Italia.

Nei primi nove mesi del 2013 i ricavi di Mediaset Premium erano già aumentati del 7,3%, ma dal punto di vista della redditività la pay di Mediaset restava in perdita, mentre Digital+ sul fronte ispanico aveva realizzato ricavi per quasi 870 milioni, registrando un incremento in due cifre.

Ieri l’annuncio che la fusione potrebbe chiudersi già entro giugno e il titolo di Mediaset è schizzato in Borsa, guadagnando quasi il 32% e continuando la sua corsa a Piazza Affari, dove nel pomeriggio di ieri ha guadagnato il 5,08%, a 3,84 euro sulla scia dei presunti interessi già manifestati da broadcaster europei e fondi Usa pronti a valutare l’operazione di fusione.

Alla NewCo, in effetti, sembrerebbero interessati molti big del settore media, come la francese Canal+ e la tedesca Rtl. Ma oltre ad Al Jazeera e a Telefonica, ci sarebbero anche i fondi di investimento internazionali come BlackRock, Kkr e Permira potrebbero farsi avanti.
E intanto il mercato televisivo spagnolo, cui sarebbe interessato anche Murdoch, è balzato a dicembre del 16% annuo.

Gli scenari potrebbero rivelarsi diversi e, una volta realizzata l’integrazione, Mediaset potrebbe allearsi con Telefonica per rilevare il resto di Digital+ e l’ingresso nell’affare di Al Jazeera offrirebbe una ulteriore chiave di lettura.

E così la vicenda finanziaria della NewCo di Mediaset sembra sempre più somigliare a una delle soap trasmesse proprio dai canali del Biscione.
Mediaset ha qualche problema con la sua pay Tv Premium e nel frattempo cerca di valorizzare la sua quota di Digital+ in Spagna, ma intanto si vocifera della possibile vendita di Premium e di trattative con operatori stranieri tra cui Al Jazeera, che però potrebbe non essere interessata, avendo già investito nella la pay Tv francese BeinSport, e considerando eccessivi i 750 milioni di euro attorno a cui si aggirerebbe, secondo indiscrezioni, la cifra richiesta da Mediaset.
Probabilmente, poi, se la Tv araba volesse espandere i suoi interessi in Italia, punterebbe sui ben più redditizi diritti sportivi, sottraendoli a Sky Italia.
Ecco quindi tornare l’ipotesi dell’alleanza con Telefonica per rilevare l’intera Digital+ e mettere in vendita direttamente l’intero pacchetto di pay Tv, italiana e spagnola.
A questo punto però la cosa potrebbe davvero diventare interessante per Al Jazeera, che rafforzerebbe così la sua posizione sul mercato della tv a pagamento. Ma in questo scenario Mediaset potrebbe anche pensare a un’asta e in questo caso entrerebbe certamente in campo anche Sky, per impedire l’eventuale avanzata del concorrente arabo.

Insomma, a seconda delle mosse che Mediaset deciderà di mettere a segno, gli sviluppi dell’intricata telenovela finanziaria potrebbero cambiare radicalmente. Per il momento restano alcuni dati di fatto, da non sottovalutare: la forte reazione positiva del titolo a seguito dell’annuncio del progetto di separazione della pay Tv, le cui quotazioni però, secondo l’Istituto Centrale delle Banche Popolari Italiane (ICBPI), sembrano piuttosto generose.

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