Milan-Juve, quando i ‘top player’ fanno la differenza

Milan-Juve non sarà mai una partita banale, dall’esito scontato. Nell’esatto momento in cui l’arbitro emette il fischio d’inizio le distanze che separano le due squadre in classifica si annullano e, come nel più classico dei derby, può succedere letteralmente di tutto. La partita di ieri sera ne è stata la conferma, i 31 punti che distaccavano la capolista dai rossoneri sono scomparsi dopo il primo pallone giocato, salvo poi diventare inesorabilmente 34 a fine partita.

Il Milan ha iniziato benissimo, giocando a calcio, una rarità per le squadre che affrontano i bianconeri. Seedorf ha capito che l’unico modo per offendere la Juve era quello di emularla, di fare propria la fame che da qualche anno a questa parte contraddistingue gli uomini di Conte, di metterla alle corde fin da subito. Un formidabile Pazzini e un grande Taarabt hanno, fin dall’inizio, dato vita ad un pressing che non ha lasciato un attimo di tregua alla retroguardia torinese e che ha portato alla creazione di innumerevoli palle gol, puntualmente neutralizzate.

La Juventus ha saputo soffrire, pur non essendoci abituata. L’assenza di Vidal in mezzo al campo ha reso incredibilmente troppo semplice la vita ai rossoneri che, arrivati davanti la porta, hanno più volte incrociato uno strepitoso Buffon e tanta sfortuna. Ma la forza della Juve stà proprio qui.
Da grande squadra ha sofferto per i primi 45 minuti senza eclatanti cenni di risposta e quasi in balìa dell’avversario ma, alla prima occasione utile, ha colpito con Llorente, uno di quelli che può definirsi top player.

Il Milan inizia il secondo tempo con la consapevolezza di potersi giocare la partita a viso aperto e di poter cambiare ancora le sorti del match. La Juve continua a concedere trame di gioco all’avversario ma dando meno libertà e tenendosi stretta quel gol di differenza, salvo poi incrementare il proprio vantaggio con il capolavoro di un altro top player, Carlos Tevez. Ironia della sorte, lo stesso Tevez delle cene proibite con Galliani, già promesso al Milan ma a cui venne preferito Pato in extremis; qualcuno evidentemente si starà mangiando le mani. La bomba dell’Apache spazza via ogni speranza rossonera ed il botto che ha provocato scagliandosi prima contro la traversa si è sentito fino a Roma, oggi più distante di 2 punti.

Il Milan perde ma non esce sconfitto, la Juve vince una partita dall’esito incerto ringraziando ancora una volta i suoi, sempre più decisivi, uomini d’oro.

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