Motogp: cos’è il flag to flag e perchè sarà applicato a Phillip Island

Avevamo già parlato stamattina dei problemi di tenuta delle gomme Bridgestone sul nuovo asfalto di Phillip Island ed è di poco fa la clamorosa notizia annunciata dalla Dorna: la gara della Motogp di domani verrà “divisa“, attraverso il flag to flag.

Ma cos’è il “flag to flag”? E’ una regola introdotta in Motogp (non valida per le altre classi) nel 2006 per ovviare al problema delle gare interrotte per la pioggia. Questa norma prevede che:

– se la gara prende il via con l’asfalto bagnato, i piloti possono rientrare ai box e passare alla moto con le gomme da asciutto in qualsiasi momento;
– se la gara prende il via con l’asfalto asciutto, i piloti possono rientrare ai box e passare alla moto con le gomme da bagnato solo dopo che i commissari hanno esposto la bandiera bianca.

Prima del flag to flag c’erano due opzioni: interrompere la gara in maniera definitiva oppure sospenderla e farla ripartire con le gomme da bagnato. La prima soluzione ha causato pesanti danni d’immagine ed economici al Motomondiale, considerano l’ira degli spettatori paganti e le richieste di risarcimento da parte degli sponsor. Il secondo caso, invece, annullava tutto il distacco maturato in pista, togliendo una buona dose di meritocrazia alla competizione.

Si può dire che la regola del flag to flag abbia risolto questi problemi: le gare sono più spettacolari e i distacchi non sono compromessi (a meno di errori del pilota o dei team al momento del rientro ai box). Tuttavia la più grande critica mossa nei confronti di questa regola è che aumenti esponenzialmente la pericolosità in pista. Effettivamente è difficile negare che sia così e il perchè è semplice: ai piloti non viene imposto di rientrare tutti nello stesso momento ma entro un numero predefinito di giri. In questo modo c’è il serio rischio di collisioni tra i piloti che rientrano in pista e quelli che affrontano la curva proveniendo dal rettilineo. Inoltre anche nella corsia dei box, il caos regna sovrano, tra moto che si fermano e altre che partono, con le traiettorie che si incrociano troppo facilmente. Nonostante le critiche, il flag to flag è rimasto nel regolamento, principalmente per mancanza di alternative valide.

Ciò che rappresenta una vera svolta nella storia della Motogp è che per la prima volta questa regola verrà applicata a tavolino (nel senso che è stata programmata già dal giorno prima) e soprattutto in condizione di pista asciutta. Come detto precedentemente nell’articolo sulle prove ufficiali, la Bridgestone, sin da venerdì, ha esternato forti preoccupazioni sulla tenuta delle sue gomme, poco durature sul nuovo asfalto australiano. In un primo momento la casa giapponese ha imposto a tutti i piloti di utilizzare la sola mescola dura, quella che si deteriora lentamente; poi ha fatto pressioni sulla Dorna affinchè la gara venisse accorciata da 27 a 22-23 giri. Quest’ultima modifica era inapplicabile perchè avrebbe fatto infuriare sponsor e spettatori quindi si è scelto l’inedito flag to flag su pista asciutta, con l’obbligo, per i piloti, di rientrare ai box tra il 12° e il 14° giro.

Sarà molto interessante vedere se questa decisione influenzerà la gara e in che modo, tenendo in forte considerazione che se ci saranno ripercussioni nelle posizioni di testa, molto probabilmente non riguarderanno solo il risultato del GP di Phillip Island ma l’intero Mondiale: il rookie Marquez (che si è già detto molto contrario a questa novità) riuscirà a gestire questa situazione estremamente delicata, che si presenta nel momento più importante della sua stagione? Lorenzo è alla finestra.

Non ci resta che attendere la gara di domani che, al di là del risultato, rappresenterà un evento unico nella storia della Motogp.

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