Riparte il 2014 della Mountain Bike italiana, Nazionale che ad agosto 2013 ha conquistato la medaglia d’oro nella staffetta ai Mondiali in Sudafrica, con il quartetto formato da Marco Aurelio Fontana, Gioele Bertolini, Eva Lechner e Gherard Kerschbaumer, che aveva preceduto Francia e Germania. Il gruppo azzurro sarà a Barletta, in Puglia, fino a fine mese, ad eccezione di Marco Aurelio Fontana e Gerhard Kerschbaumer che lasceranno il ritiro con qualche giorno di anticipo: il primo per andare a Cipro ed il secondo a Bergamo dove si terrà la presentazione ufficiale del suo team. Ai nostri microfoni Marco Aurelio Fontana, bronzo olimpico a Londra 2012, campione italiano nella specialità del cross country nella categoria élite, campione del mondo in carica nella Team Relay, tre volte oro mondiale e una volta sul tetto d’Europa, si è raccontato tra passato e futuro.

Marco Aurelio, che lavoro sosterrete in Puglia? Come è stato l’impatto?
«Positive, io amo il Sud Italia, i miei nonni erano calabresi: mi piace tutta l’Italia, mi piace tanto venire al Sud. Mi aspetto di tornare abbronzato e far tribolare i miei colleghi, sarà un bel ritiro. Io andrò via prima perchè il 25 sosterrò la prima gara a tappe a Cipro. Verso la fine di febbraio si entra nel vivo, quindi si fanno lavori più lunghi, aerobici e di forza. Essendo però verso la fine di febbraio, faremo qualche lavoro di soglia, lattacido e useremo tanto la bici da strada. Il clima da gara è vicino, e da questo punto di vista per rodarlo sarà importante anche lavorare una o due volte in pista al “Simeone”, il che per il mio tipo di corsa è un bonus. Sono molto contento e motivato per iniziare».

Dopo la vittoria di inizio anno ai Campionati Italiani Ciclocross Orvieto 2014 hai preferito lavorare su te stesso.
«Mi dispiace non essere al via del prossimo Campionato del Mondo in maglia azzurra, ma un atleta del mio calibro deve fare delle scelte e io per il 2014 mi sono prefissato di ottenere maggiori risultati in mtb quindi devo lavorare in questo senso. Colgo l’occasione per mandare un grande in bocca al lupo al CT Fausto Scotti e a tutti i miei compagni di nazionale, che sono sicuro in Olanda sapranno farsi valere».

Quali sono i tuoi obiettivi per questo 2014?
«Sono tanti e importanti: ho chiuso il 2013 sotto le aspettative nonostante il bronzo all’Europeo e i titoli a staffetta mondiale e continentale, ma non è stato l’anno che volevo fare. Ho avuto un pò di rallentamenti per cui non sono stato alla mia altezza, ora è tempo di fare il salto verso il gradino più alto del podio in Coppa del Mondo. Miriamo a confermarci nella top five, ma ambiamo al massimo».

Quanto è importante i messaggio ecologico dela bici anche per i ragazzi e la loro educazione?
«Ci credo molto. Spero sia lo stesso anche per i ragazzi, i più giovani e i meno giovani: è importante capire che lo sportivo è anche un ambasciatore di valori. La bici è importante come divertimento e mezzo di trasporto. Io cerco di trasmettere sempre il mio approccio allo sport, quello di lavorare e sognare con il sorriso, sempre pensando alle cose positive e senza mai cercare scorciatoie, che non esistono e non devono essere nemmeno pensate».

Hai gesti scaramantici particolari prima di entrare in gara?
«Ne ho qualcuno, ma come tanti atleti di buon livello. SI indossano certe cose, si mette una scarpa prima dell’altra: ovviamente restano privati (ride, ndr)».

Domanda obbligata per salutare Bloglive.it: come è cambiata per te l’emozione di cavalcare la mountain bike negli anni?
«Un divertimento costante ma cambiato nel tempo. Nei primi anni facevo cross country e mi piaceva solo la discesa: oggi amo il gesto, la completezza della disciplina, la necessità di essere completo come atleta e di interpretare la bici come mezzo per viaggiare e raggiungere un obiettivo. E’ un mezzo che ti dà tante di quelle scelte che sono impressionanti. Le emozioni sono in tanti attimi: le strade che prendi, i passaggi che affronti, un sentiero che percorri. C’è magia dietro ogni angolo».

Articolo di Luca Guerra