Nba: il futuro, per alcuni, è tutto in una mano

Lo spirare degli anni ruggenti e di una carriera sfarzosa è uno dei momenti più difficili nella vita di uno sportivo. Tante le domande su quali possano essere i piani futuri; enormi le perplessità sulla giusta strada da percorrere per non ritrovarsi improvvisamente in mezzo alla polvere. Casi emblematici e traumatici hanno connotato la vita di molte stelle della Nba del passato, caduti in vizi tentacolari e problematiche ben più complesse di una semplice partita di basket.

C’è chi ha trovato un’alternativa valida e la sta percorrendo, c’è chi, invece, sta cercando di trovare nuovi stimoli, tentando anche avventure che in passato sarebbero state del tutto impronosticabili. Tracy McGrady e Gilbert Arenas non hanno ancora abbandonato il basket, o almeno non del tutto, ma la totale carenza di offerte interessanti nel panorama cestistico che conta, ha creato nei due super campioni Nba la voglia di sviluppare passioni e interessi accantonati.

T-Mac, dopo l’ultima stagione da comprimario ai San Antonio Spurs, aveva definitivamente detto addio al mondo Nba. Troppi impegni, troppi gli acciacchi fisici di un giocatore che per almeno due anni è stato inavvicinabile: nessuna squadra da titolo realmente disposta a puntare sul talento del numero 1 e McGrady che annuncia di non voler rinunciare al mondo della pallacanestro, ma allo stesso tempo di non essere più interessato ad avventure casuali nel basket americano. Tante le offerte ricevute da vari paesi, Cina in testa: contratti faraonici e la chance di rimettersi in gioco, ancora una volta. Ma nulla di troppo allettante e così ecco farsi vivo il sogno del passato, pronto a bussare alla porta: l’ex All Star ha deciso di tornare sul campo, il diamante, e indossare il guantone per tentare la carriera da giocatore di baseball.

Non si tratta di un modo disperato di attirare l’attenzione: McGrady è sempre stato un giocatore schivo, silenzioso, poco avvezzo ai grandi palcoscenici con un talento smisurato. Lui che ha marchiato a fuoco la leggenda della Nba con la prestazione incredibile nel derby texano tra Houston e San Antonio: 13 punti in 35 secondi, una tripla dopo l’altra per portare i suoi Rockets ad una delle vittorie più incredibili mai fatte registrare nella storia dello sport. Appassionati e non che hanno visto e rivisto quelle immagini increduli davanti a uno spettacolo simile.

Recentemente T-Mac ha dichiarato di voler assecondare una sua grande passione senza puntare alla MLB, o almeno non nell’immediato, evitando di sfruttare il suo grande impatto mediatico: la soddisfazione personale anteposta al successo sportivo. Gli Sugar Land Skeeter, squadra texana militante nella Atlantic League of Professional Baseball, si è detta interessata all’ingaggio di McGrady: allenamenti serrati e intensi e una discreta propensione per il nuovo gioco, con l’illustre provinato capace di lanciare oltre le 90 miglia orarie.

Chi la Nba l’ha dovuta abbandonare da reietto è stato invece Gilbert Arenas. Un libro non basterebbe a narrare le vicende legate ad Agent Zero: per i meno appassionati, il nomignolo è legato al suo numero di maglia, lo 0, scelto come pronta risposta ai suoi allenatori scolastici che lo deridevano circa un suo futuro approdo nei pro. Gilbert è stato talmente abile nel mettere a tacere le voci discordanti che un’intera campagna pubblicitaria dell’Adidas è stata modellata sulla sua vicenda: un deviante, senza freni, ideale personificazione della frase usata da testimonial della casa sportiva tedesca, “Impossibile is nothing”: si è reso protagonista della defecazione delle scarpe di Blatche, suo compagno di squadra oppure della short version di Per qualche dollaro in più, con stallo alla messicana e pistole puntate reciprocamente tra lui e Crittenton, anche lui al tempo compagno di spogliatoio.

Arenas è stato uno che il basket l’ha vissuto intensamente e che ha dimostrato cosa volesse dire avere talento innato: tanti i video incredibili in cui sfidava in allenamento i compagni di squadra tirando solo con una mano; un numero infinito di clutch shots messi a referto dando le spalle al canestro una volta partito il tiro, tanta era la convinzione di aver regalato un’altra vittoria ai suoi. Carattere difficile per un talento smisurato che ora ha deciso di giocare a poker. Un’attività che richiede meticolosità, pazienza e sangue freddo, tutte caratteristiche che magari poco si adattano ad uno spirito inquieto come quello di Agent Zero, che pare essere tuttavia perfettamente a suo agio al tavolo, visti gli ottimi risultati fatti registrare in un torneo internazionale alle Bahamas.

Il futuro di questi due sportivi che hanno fatto sognare i tanti tifosi Nba è tutto riposto nelle loro mani: che siano al tavolo da poker per Arenas, o avvolte da un guantone da baseball per McGrady; due che con la palla sapevano cosa fare.

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