Nba, un Natale troppo stretto

Quando una t-shirt divenne pietra dello scandalo. Continuano le polemiche nel mondo Nba circa la curiosa scelta di abiurare le classiche canotte per le gare di Natale: una trovata pubblicitaria che ha imposto ai giocatori di indossare una maglia sagomata e attillata a mezze maniche. In un mondo dove il business e le scelte economiche sono tutto non parrebbe nulla di strano. Ma non tutti la pensano allo stesso modo.

Lo sponsor tecnico ufficiale del basket americano ha optato per questa improvvisa variante delle classiche casacche: un motivo come un altro per sfruttare il periodo di feste e aumentare gli introiti. Una precisa e, visti i risultati alle vendite, geniale trovata di marketing, sfruttando appieno la mania da shopping compulsivo di Natale.

Spot pubblicitari e presentazioni delle gare mostravano i giocatori intenti ad esibirsi con queste curiose divise, mentre nei negozi partiva la ricerca al gadget tanto discusso. Leggendo la notizia non può che scappare il sorriso: una vera e propria questione di lana caprina che avrebbe dovuto catalizzare l’attenzione più sulla dubbia qualità del prodotto, a dirla tutta, brutto a vedersi e più simile ad un pigiama che all’abbigliamento adatto per i titanici gladiatori Nba.

In realtà la scelta ha destato non pochi dibattiti anche sul piano prettamente sportivo. Da regolamento il numero dovrebbe campeggiare nella parte frontale dell’uniforme da gioco, mentre in queste divise è apposto sulla manica. Quest’ultima inoltre, a detta di molti giocatori, sarebbe fastidiosa oltre che particolarmente stretta, e avrebbe creato disturbo per i tiratori, la cui meccanica d’esecuzione avrebbe subito un potenziale danno.

Sul punto si sono espressi in molti: Nowitzki le ha definite orribili, da vero tradizionalista. Beno Udrih ha manifestato le sue difficoltà nell’eseguire un semplice tiro, guarda caso dopo aver messo a dura prova la resistenza dei tabelloni con due spingardate da antologia. Persino sua Maestà, Lebron James, è intervenuto sul punto, dichiarandosi vivamente preoccupato per le percentuali al tiro dei propri compagni, limitati nei movimenti da questa bizzarra casacca. C’è chi invece come Durant che ha espresso apprezzamenti per questa trovata.

Il giudizio tecnico sul possibile problema balistico sollevato da colui che chiamano King James, e non solo lui, pare quantomeno discutibile. Una partita, LeBron, è stata solo una partita. Mentre i giocatori e il web scherzano o si lamentano per un simile azzardo di merchandising, ai piani alti della Nba e della nota marca di abbigliamento dirigenti e responsabili si scambiano auguri e strenne faraoniche. Il prodotto è stato venduto, i giocatori lo hanno pubblicizzato, Natale è passato.

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