Ok alla riforma del Patto di Stabilità, ma occhio al debito

    Nella recente riunione a Bruxelles, tra i capi di stato e di governo, oltre che dei ministri finaziari dell’Eurozona, si è giunti a una bozza di accordo tra i Paesi membri, secondo cui ci sarà un maggiore controllo e un più forte rigore verso chi non rispetta i limiti di indebitamento annuo, ma al contempo si valuterà congiuntamente la situazione finanziaria privata (famiglie e imprese), e quella pubblica (stato). Ora, in questo ultimo caso, lo scenario italiano sarebbe addirittura capovolto, essendo l’Italia un Paese fortemente indebitato a livello di bilancio pubblico, ma estremamente parsimonioso per le finanze private. Le famiglie e le imprese del Belpaese, cioè, hanno un forte rigore nella spesa e si indebitano a livelli minimi, rispetto ad altre economie, avendo una storica cultura del risparmio.
    Aggiungendo, al debito pubblico quello privato, rispetto al PIL, l’Italia sarebbe (parola del Ministro Tremonti), il secondo migliore paese dopo la Germania, tant’è che l’Italia, capeggiata dal già citato Ministro dell’Economia Tremonti e dal Premier Berlusconi, ha espresso soddisfazione sull’accordo.
    Non vi è dubbio che l’indebitamento complessivo di un paese chiarisca meglio lo stato di un’economia, dandoci un’idea più esatta delle sue condizioni.
    Ma è altrettanto vero che una pur ottima situazione finanziaria privata non potrà fungere da alibi per non intraprendere e perseguire politiche rigorose di bilancio, a meno che non si pensi che le buone finanze private possano fungere da fideiussione, agli occhi degli investitori, soprattutto stranieri. Il che, con realismo, non è.
    L’Italia grava già troppo sulle finanze private, a causa del suo alto livello di spesa pubblica e di debito accumulato. Non può più esserci spazio per false soluzioni!

    Ricerca personalizzata