Piano segreto UE contro Berlino? Intanto, BTp Italia fa flop

    La notizia è rimbalzata in tutto il mondo, da quando ieri il settimanale tedesco “Welt am Sonntag” ha riportato la notizia, per cui gli alti dirigenti dell’Unione Europea starebbero preparando un piano segreto, fondato su quattro pilastri, che potrebbe essere presentato al vertice europeo di fine giugno e che conterrebbe proposte molto mal digeste alla Germania di Angela Merkel. Ad avere già abbozzato già il progetto sarebbero stati il governatore della BCE, Mario Draghi, il presidente della UE, Herman van Rompuy, il presidente della Commissione UE, José-Manuel Barroso e il presidente dell’Eurogruppo, Jean-Claude Juncker. I punti su cui poggia sono le riforme strutturali, le riforme fiscali, quelle bancarie e poi politiche. Si tratterebbe di proposte rivoluzionarie, rispetto al trend degli ultimi anni in Europa.

    Quanto al primo punto, i quattro avrebbero in mente una riforma radicale e complessiva dello stato sociale nei diversi stati, al fine di sostenere la crescita. Forse, si tratta del punto meno controverso, rispetto alle vedute di Berlino, perché già dal secondo per la Merkel sarebbero mal di pancia acuti.

    In particolare, sulla riforma fiscale, pare che l’idea sarebbe di completare il processo di risanamento, come chiesto particolarmente dai tedeschi, ma di supportarlo con azioni dedite al rilancio della crescita e allo stesso tempo immettendo sul mercato gli Eurobond, ossia lo strumento necessario di condivisione dei debiti, che i quattro avrebbero individuato quale indispensabile per impedire che la moneta unica vada verso la disintegrazione. Qui, Berlino non vuole nemmeno sentirne discutere e qualora fosse proposto, la Germania alzerebbe gli scudi senza possibilità di trattare. Gli Eurobond, infatti, comporterebbero un unico tasso sui bond sovranazionali, maggiore di quello attualmente praticato dai tedeschi sui loro Bund, ma inferiore per quello che sono costretti a pagare italiani, spagnoli, greci, portoghesi, irlandesi e qualcun altro.

    Terzo punto: accentramento della supervisione sulle banche. Draghi reclama a sé il compito di controllare tutte le banche dell’Eurozona, perché a fronte di una moneta unica non avrebbe senso più meccanismi di controllo. Anche su questo i tedeschi sono contrari, perché non sono disponibili a svuotare la loro potente Bundesbank di prestigio e di potere effettivo, mentre allo stesso tempo Berlino teme che ciò possa essere il primo passo per trasformare la BCE in un prestatore di ultima istanza per le banche dell’Eurozona.

    Quarto punto: le riforme politiche. In sostanza, il quartetto vorrebbe rendere più efficienti le istituzioni, attraverso un meccanismo della doppia velocità. Sulle cose che mettono tutti d’accordo si va verso l’approvazione da parte della UE-27, mentre le cose che vedono gli stati UE non dell’Area Euro contrari, si andrebbe verso un recepimento solo dell’Eurozona. Quest’ultima, quindi, sarebbe vista come una sorta di nocciolo duro del Vecchio Continente. Ovviamente, nella proposta si metterebbe in conto una possibile frizione tra Eurozona e UE-27.

    Ora, Berlino, appresa la soffiata sul piano segreto, pare che punti a ridimensionare la portata del vertice di fine giugno e se i proponenti del piano sostengono che bisogna offrire al mondo una visione dell’Europa per i prossimi dieci anni, la Germania ha fatto sapere di ritenere il vertice solo finalizzato a un’intesa che dica sul da farsi per i prossimi mesi.

    Sullo sfondo restano i temi scottanti della fuoriuscita della Grecia dall’euro, cosa a cui si stanno preparando molte entità private e pubbliche di tutto il pianeta (non ultima, la notizia che Pechino ha chiesto alle sue istituzioni di prepararsi allo scenario “Grexit”), nonché la questione della ricapitalizzazione della banche spagnole, che sarebbe possibile oramai solo con aiuti esterni e che il governo Rajoy sta negoziando.

    In questo clima incerto e di profonda sfiducia, non fa strano che lo sbarco del secondo collocamento del BTp Italia non abbia avuto nel suo primo giorno il successo che riscosse a marzo. Allora, dopo poche ore dal suo collocamento, il bond retail raccolse richieste per complessivi 800 milioni. Oggi, alle ore 12.10, la domanda era di appena 91 milioni. Sarà molto difficile, quindi, arrivare anche solo lontanamente ai 7,29 miliardi di due mesi e mezzo fa. E’ molto probabile che la cifra finale arrivi a non oltre 1,5-2 miliardi, malgrado il Tesoro abbia offerto questa volta il 3,55% minimo garantito, a cui si andrà ad aggiungere il tasso di rivalutazione, dato dall’indice Foi dei prezzi, depurato dai tabacchi.

    A marzo, il rendimento era stato di “appena” il 2,45%. In sostanza, a fronte di un forte aumento dei tassi, la domanda sembra essere crollata. Giocano contro, certamente, il fattore delle scadenze fiscali, come quella relativa all’Imu, tra pochi giorni, nonché il pessimo periodo sui mercati finanziari, con lo spread tra BTp e Bund tedeschi, esploso a 460 punti circa, contro i 260 di marzo.

    Mancano le buone condizioni di marzo, quando il clima era moderatamente positivo, per via dello scampato pericolo del default greco e per le migliori prospettive su Italia e Spagna. Oggi, siamo esattamente in una situazione opposta. Normale che ne risenta anche la domanda del BTp Italia, malgrado sia nato per risollevare le sorti del mercato primario del debito nazionale.

     

     

     

     

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