Pizza e mandolino: la nazione vittima dei classici stereotipi italiani

“Why always me?” recitava la maglietta di Mario Balotelli quando giocava ancora al Manchester City. Perché sempre lui? Perché il calcio è necessario ovunque? Ci sono due tipi di spiegazioni, la prima, è che dai piani alti la considerazione dei cittadini sia davvero limitata, e che quindi sia ritenuto necessario esemplificare un concetto con l’esempio del pallone per accertarsi che il messaggio sia recepito. La seconda spiegazione, più verosimile, è che dai piani alti ancora una volta non si è stati capaci di uscire dalla becera stereotipizzazione nazionale.

Il messaggio che è stato attribuito alla nazionale di calcio è quello di testimonial per la lotta alla camorra e per farlo è stato chiesto agli azzurri alla vigilia della gara con l’Armenia di allenarsi a Quarto, campo della squadra sequestrata a un imprenditore accusato di collusioni con i clan e divenuta un simbolo nella lotta alla criminalità. Ma se si fosse voluto mandare un vero messaggio e non fare solo marchette, allora perché a Quarto ci sono andati calciatori che non ne sanno assolutamente nulla, giustamente, dei processi e dei sequestri ai beni della mafia e non sono andati magari magistrati che hanno dedicato alla lotta alla criminalità organizzata tutta la loro vita? Giuseppe Ayala, ex ministro e parlamentare, era nel pool antimafia con Falcone e Borsellino, o Raffaele Cantone, è il giudice istruttorio del processo ai casalesi, per non parlare di Piero Grasso, vicepresidente della camera ed ultimo collega di Giovanni Borsellino.

Dovrebbero essere loro gli slogan e i testimonial per una lotta sempre più incalzante. È necessario che da oggi il paese si liberi di questo velo di ingenuità, che ci rende ridicoli agli occhi del resto del mondo, ed è necessario che dei problemi veri se ne occupi chi è realmente competente. Per combattere la mafia è necessario mettersi nelle mani di chi la mafia la conosce, forse non si potrà trasmettere l’entusiasmo con un allenamento, ma con un’incontro sì. La mafia deve essere debellata così come il peggiore dei mali, spiegando cosa essa ha comportato e cosa essa continuerà a comportare se non la si sconfiggerà a partire da subito. È quindi opportuno quanto fondamentale che Balotelli continui a svolgere il suo lavoro di calciatore, ed altri, così come farà lui, incominceranno a fare il loro lavoro nell’interesse del paese.

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