Polpettine di granchio

Un tau a tutti, ecco a voi una ricetta giapponese, delle polpettine di granchio. Sono deliziose e sono ottime come contorno o antipasto e potete farne quante ne volete basta raddoppiare le quantità 🙂 Se non trovate la polpa di granchio in scatola usate quella surgelata è lo stesso e ricordate che sono tanto più saporite quanto più ne mettete!

Polpette di polpa di granchio

Ingredienti:

una scatola grande di polpa di granchio o due se sono scatolette piccole Рun uovo Р9 fette di pancarr̬ ammollate brevemente nel latte e ben strizzate Рdue cucchiaini di senape Рuna bella cucchiaiata di prezzemolo tritato Рsale Рpepe

Sgocciola bene la polpa di granchio, spezzetala con le mani poi in una ciotola unisci alla polpa di granchio il pacarrè ben strizzato, l’uovo, il prezzemolo, la senape, il sale e il pepe. Il composto risulta molto morbido e cremoso, infatti si deve utilizzare un cucchiaio per farle friggere. Tuttavia se lo vuoi rendere un pò più solido puoi aggiungere un cucchiaio di farina, ma ritengo che senza siano più delicate. Con un cucchiaio e aiutandoti con la mano infarinata, dai alle polpettine un aspetto ovoidale e le friggo nell’olio caldo. Le sgoccioli su carta assorbente e le servi calde con una bella insalatina fresca di stagione

LA SPEZIADI OGGI: 

I CHIODI GAROFANO

la spezia chiamata chiodi di garofano  altro non è che il fiore di una pianta. I boccioli vengono raccolti ed essiccati.

Un singolo chiodo di garofano è quindi formato dal lungo calice gamosepalo, formato da 4 sepali e da 4 petali ancora chiusi che formano la parte tonda centrale. Le principali aree di coltivazione sono: Zanzibar, Indonesia e Madagascar.

Diffusissimi in tutto l’Oriente, erano usati come ingrediente dei profumi e principio medicamentoso già nella Cina di 2200 anni fa. Arrivavano in Occidente tramite le vie carovaniere e già nel XVIII secolo a.C.

Divenne una spezia rara ma conosciuta in Europa tramite la via dell’incenso, fin dal medioevo, e Dante stesso, ne parla come fossero un bene di assoluto lusso.

Nel 1500 iniziarono ad essere importati direttamente dagli europei, grazie ai portoghesi di ritorno da Timor Est e gli olandesi, che ne scoprirono un’ottima fonte nell’isola di Zanzibar e alle Maldive.

I chiodi di garofano hanno un profumo forte, dolce e fiorito, con una punta di pepato e di “caldo”. Il gusto può ricordare gli infusi di carcadè. Si presentano con la caratteristica forma di chiodo che gli ha tributato il nome.

Si usano sia nel dolce sia nel salato. Tra i piatti più noti alcuni dolci di frutta, specie di mele, pandolci e panpepati, biscotti, creme e farciture, liquori e vini aromatizzati; nel Nord Italia è notissimo il vin brulé. Nel salato accompagnano marinate di selvaggina, arrosti, brodi (specie di pollo o gallina). Sono frequentemente usati per aromatizzare il tè o alcuni infusi.

Hanno uno spiccato potere anestetico locale tanto che erano usati per lenire i dolori ai denti e tutt’oggi l’essenza viene usata in medicina nei disinfettanti orali.



Un profumo per ambiente fai da te:
  • Metti i chiodi di garofano in una ciotola e mischiali con la cannella e l’olio di scorza d’arancia. Poi con una forchetta fai dei piccoli buchi sulla buccia di un’arancia. In ogni foro infila un chiodo di garofano, fino a che il frutto sarà ben steccato tutto intorno. Quindi avvolgi l’arancia insieme al resto della cannella in un foglio di carta di alluminio da cucina.
  • A questo punto lasciala riposare per qualche giorno. Quando svolgi l’arancia sarà deliziosamente profumata, legala con un nastro o un cordoncino e appendi la tua “mela d’ambrosia” in bagno o in cucina. La “mela d’ambrosia” era considerata, in passato, un profumo esotico da utilizzare nelle camere da letto.
  • Bisogna tener presente però che, allora, arance e limoni, materia prima di questo frutto odoroso, erano frutti rari e costosi. L’uso di riempire arance e limoni con spezie aromatiche risale probabilmente alla vecchia usanza di appendere nella stanze da letto, come difesa contro i batteri sospesi nell’aria, le mele steccate di lauro.

Vin brulè

Dosi per: 4

  • vino rosso corposo ½ litro
  • zucchero 100 g
  • chiodi di garofano 4
  • cannella una stecca
  • limone ½
  • arancia ½

Esecuzione:

Sbucciate la mezza arancia e il mezzo limone, avendo cura di togliere solo la parte arancione dell’arancia e la parte gialla del limone. Versate in un tegame il vino rosso, aggiungete lo zucchero, la stecca di cannella, i chiodi di garofano e la buccia dell’arancia e del limone, quindi mescolate. Ponete il tegame su fuoco moderato e portate ad ebollizione, mescolando di tanto in tanto con un cucchiaio di legno, lasciate bollire per qualche minuto, fiammeggiare la superficie per fare evaporare l’alcool, quindi togliete dal fuoco e fate riposare un poco. Versarlo nei bicchieri individuali, passandolo attraverso un colino, quindi servite ben caldo.

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