I morti di PMA, una forma più tossica di ecstasy, sono in aumento nel Regno Unito, ma questa è quasi del tutto sconosciuta nei paesi che adottano un approccio più pragmatico.

La storia della paramethoxyamphetamine, o PMA, è la storia di una lunga ed estenuante guerra alla droga: una storia di conseguenze non volute, un problema con soluzioni praticabili che vengono ignorate.

La PMA ha alcuni effetti simili al MDMA (ecstasy) e questa realtà è venuta a galla solo quando gli sforzi per reprimere quel farmaco hanno avuto successo nella metà degli anni 1990.
“È un classico esempio”, dice David Nutt, ex consigliere del governo che ora presiede il comitato scientifico indipendente sulle droghe. “Il divieto di uso ha portato al tentativo di trasgredire il divieto stesso, e quindi alla produzione di sostanze più tossiche”.

Potremmo rendere le droghe più sicure, ma noi scegliamo di non farlo

La purezza delle pasticche di ecstasy è spesso superiore oggi di quanto non lo fosse qualche anno fa. Ma ai commercianti senza scrupoli piace moltissimo il fatto che la PMA sia molto più conveniente e sembra essere anche più diffusa che mai. Non ci sono stati decessi registrati causati dalla PMA nel Regno Unito nel 2009 o nel 2010; nel 2011, però, ce ne sono stati cinque, mentre nel 2012 circa 17. Il totale per il 2013 è ancora più alto. Eppure nessuno la utilizza di proposito. “C’è un abisso tra ciò che la gente sta comprando e che cosa pensano che stiano comprando”, dice Fiona Measham, docente di criminologia presso la Durham University e una delle principali autorità sulle tendenze di droga. “Questo andamento è in crescita”.

Un piccolo aumento del quantitativo di PMA può facilmente trasformare una dose relativamente sicura in una pericolosa. Chi fa uso di PMA prende la pillola ma, resosi conto di non aver visto ancora nessun “effetto” anche dopo un’ora, decide di prenderne un’altra, e un’altra ancora, fino a rischiare davvero tanto.

Nicole Tomlinson è uno di quelli che è morto nel 2012. Aveva preso quello che lei credeva essere ecstasy ma, resasi conto assieme al suo fidanzato di non aver sentito nessun effetto o conseguenza, ha deciso di ingerire un’altra pillola assieme al suo partner. Tomlinson aveva 19 anni. James Meaney era il nome del ragazzo.

Non c’è dubbio che Meaney abbia una terribile responsabilità. La verità è che, in realtà, un semplice “meccanismo” potrebbe evitare tutte le morti, avrebbe potuto evitare anche quella di Nicole Tomlinson: ci vorrebbe una fornitura di impianti di droga-test nei club, in modo che i ricercatori possano scoprire la verità sulla pillola.
Il Ministero dice: “Non abbiamo in programma di introdurre centri di test per le droghe illegali. Le droghe sono illegali perché sono pericolose”. Si potrebbe dare, in questo modo, alle persone la conoscenza di cui hanno bisogno per prendere decisioni migliori. Ogni notizia sul web sulla storia Tomlinson contiente la parola “ecstasy”. Ma non è stata l’ecstasy ad ucciderla. È stata l’ignoranza. Se avesse preso l’ecstasy sarebbe stata bene. Tali regimi di controllo sono attivi in Austria e nei Paesi Bassi. “In Gran Bretagna si tratta di un approccio molto cinico. Come fai a sapere che c’è un problema del genere, di una gravità così alta, e a dire ‘No, non vogliamo risolverlo’?”, sostiene Rainer Schmid, un tossicologo fondatore di “Checkit!” a Vienna.

Potremmo rendere le droghe più sicure, ma noi scegliamo di non farlo

In questo senso prende sempre più significato il progetto Warehouse: si dispone di cani addestrati, una presenza di sicurezza e un boss con grande veemenza rispetto al consumo di droga. “Ho visto tante persone perse per strada”, dice Sacha Signore. “Se ci fosse stato qualcosa che avremmo potuto fare per prevenire queste tragedie, naturalmente l’avremmo approvato”.

John Ramsey, un tossicologo che gestisce il database delle droghe commerciali TicTac, dice: “La maggior parte delle persone che muoiono nei club, muoiono per prendere normali compresse di MDMA”.

Se è davvero così, allora, la loro distribuzione non è evidente al momento. “Si potrebbe anche dire alla gente di evitare l’aereo con il motore difettoso”, si potrebbe dire alla gente di “non prendere quelle pillole, perché pericolose, senza necessariamente dar loro delle spiegazioni ulteriori”. In entrambi i Paesi Bassi e in Austria, i morti da PMA sono casi infinitamente rari. Nel 2012, lo stesso anno in cui sono stati segnalati 17 decessi in Gran Bretagna, nei Paesi Bassi non si è registrato neanche un singolo caso.

In Gran Bretagna, i governi successivi hanno deciso di non intervenire. L’anno scorso, il governo gallese ha istituito il programma di test Wedinos: chiunque può inviare un campione anonimo, identificato solo dal codice postale, e trovare i risultati poche settimane più tardi. Per £100.000 in un anno, le informazioni fornite possono salvare vite umane. “A gennaio, per esempio” affermano, “quattro giovani avevano perso la vista, e cominciato a perdere l’uso consapevole del proprio corpo. Non sapevano neanche dove fossero. Ma attraverso il sistema siamo stati in grado di identificare ciò che avessero preso e lasciare che la gente sul posto conoscesse la farmacologia. Così siamo stati in grado di fornire un trattamento efficace”.

“Il nostro primo messaggio è di non mettersi in pericolo”, continuano. “Ma ci rendiamo conto che comunque si promuovi quel messaggio ci saranno ancora persone in tali circostanze”.

Probabilmente siete stanchi di leggere ancora sulla “guerra alla droga”. Gli argomenti sembrano non andare da nessuna parte, e con ogni nuova morte il caso sembra farsi sempre più complicato. Oggi, quando si pensa alla “guerra alla droga”, non si parla più di una lotta contro l’avversario malvagio.
Senza capire il perché, i “colpevoli malati di dipendenza” vengono spediti in prima linea, accusati, condannati, puniti, zittiti – da una classe di dirigenti più preoccupati delle proprie prospettive economiche che del benessere delle stesse persone che hanno giurato di difendere.

Se questa è davvero una guerra, perché non possiamo dare loro qualche protezione?