Ecco l’ultima notizia che emerge dalle rivelazioni che Totò Riina ha fatto a novembre al suo compagno d’aria, il boss pugliese Alberto Lorusso: il telecomando della bomba collocata nella Fiat 126, stava proprio nel citofono di casa della mamma di Paolo Borsellino. Premendo quel tasto il giudice causò la sua morte e quella degli agenti della scorta.

Il procuratore Sergio Lari, che da anni tiene d’occhio Riina e tenta di dare risposte alle domande circa quel 19 luglio 1992, coordina un pool col quale ora sta prendendo in esame queste e altre rivelazioni del boss di Cosa nostra. In tutti questi anni si è sempre cercato di capire chi azionó l’ordigno e nemmeno i due pentiti, Gaspare Spatuzza e Fabio Tranchina, avevano saputo rispondere alla domanda. Questa potrebbe essere la dimostrazione che effettivamente nessuno, se non lo stesso condannato, premette alcun genere di innesco.

Le risposte, i riscontri, i sopralluoghi sembrano impossibili e lo sono. Nessuno, certo, a distanza di 22 anni può verificare cosa ci fosse veramente dentro a quel citofono. L’ombra cala sull’identità dell’uomo che il 18 luglio, non molto distante da via d’Amelio, si aggirava intorno alla Fiat 126 imbottita di esplosivo, non era un affiliato di Cosa nostra ed era sicuramente un esperto che avrebbe potuto compiere un lavoro del genere. Il tutto secondo Spatuzza. Ma anche qui il tempo ha cancellato molte tracce.

Altre tracce però emergono da quella parte di passato che invece non si può cancellare, quella che nemmeno il tempo scalfisce. Una telefonata anonima: “Tra mezz’ora esploderà una bomba sotto di voi“: alle ore 14.35 di quel giorno afoso d’estate in cui molte speranze vennero definitivamente distrutte, qualcuno recitava quelle parole al centralino del 113. È un agente che lo scrive nella sua relazione di servizio. Agente che rimane l’unico testimone: il nastro con la telefonata è scomparso. Ennesimo mistero, ennesima sparizione. Tutti ricordiamo un’altra sparizione, quella dell’agenda rossa di Paolo Borsellino, mai piú ritrovata.

Una vicenda dai contorni mai definiti. Una voce, quella di Riina, che si leva nel silenzio dell’ora d’aria e che innesca un dibattito, una voglia di capire, di fare giustizia che ogni volta sembra sempre più difficile da conquistare.