Robbie Williams, 40 anni di vita tra cadute e rinascite

Si dice che la vita cominci scoccati gli “anta”, la nuova vita di Robbie Williams invece è iniziata due anni prima e ha un nome, un tenero, dolce nome: Teddy, quello di sua figlia. Abbandonate le droghe e l’alcol, superata la depressione che lo stava allontanando dal suo pubblico, l’ex bad boy oggi è un “bravo ragazzo”, un padre ed è felice. “Raccontami una storia in cui cambiamo tutti”. Sono le prime parole di No Regrets, una canzone triste, piena di ironica amarezza, inconsciamente tenera ma orgogliosamente sprezzante di quei suoi anni in una boy band, scritta quando credeva che quella storia non potesse avere il finale che aveva sperato, quando era convinto che “l’amore che avevamo un tempo è ufficialmente morto”. A quarant’anni, oggi, la nuova vita Robbie Williams è come quella di un Peter Pan della musica pop, l’eterno ragazzo che non voleva crescere, e invece è diventato grande. Anzi, un grande.

La sua “ultima” rinascita è parte di quella storia, forse il capitolo più importante ma che non cancella tutto quanto l’ha preceduta. Anni di trionfi esaltanti e di cadute rovinose, tra eccessi e provocazioni; anni di gloria e di fango, di duro lavoro e di buoni propositi, ma anche di insicurezze e frustrazioni; anni sull’orlo dell’autodistruzione alla ricerca disperata di redenzione; anni passati ad esibirsi davanti a folle oceaniche e a sottrarsi a un pubblico che lo terrorizzava. Forse è questo il prezzo da pagare quando fama e successo arrivano troppo presto.

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Aveva solo sedici anni, Robert Peter Williams quando entra a far parte dei Take That. In quel momento gli viene dato un nuovo nome “Robbie” e una nuova identità. Per anni, per tutti, il ragazzino di Stoke-on-Trent è “solo” quello indisciplinato, il casinista del gruppo, la pecora nera. L’inadeguatezza lo rode, lo rende fragile. Il successo esplosivo con i fab five non lo appaga. Robbie vuole tutto, e lo vuole subito. Le strade si dividono, i Take That continuano in quattro, per poi sciogliersi poco dopo nel tentativo di percorrere carriere soliste poco fortunate. Dato per spacciato dalla stampa, rinnegato dai fratelli Gallagher degli Oasis, con cui si era esibito a Glastonbury nel ’95 (“il ballerino grasso dei Take That”, dirà di lui Liam), Robbie si avvia a ricostruirsi una nuova vita e una nuova carriera, per dimostrare di essere qualcosa di più di quel ragazzino che mandava in visibilio le fans.

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La cover Freedom di George Michael segna anche idealmente il suo esordio da solista nel 1996. Robbie Williams è finalmente “libero” di essere quello che voleva, non più solo un prodotto perfetto confezionato su misura. In quel suo training iniziale da star però ci sono più bassi che alti. La sua anima pop si perde in una vita di eccessi e sregolatezze da rock star bella e maledetta. Il primo disco, Life Thru a Lens, è anche il primo atto di una carriera di interprete e di compositore a forte impronta autobiografica, segnata da due incontri che lo porteranno in cima alle classifiche: il primo con Guy Chambers, l’anima gemella creativa di Robbie. Insieme confezionano i suoi più grandi successi: Angels, Strong, Rock DJ, Feel, Let me entertain you, Millennium. L’altro con Stephen Duffy, con cui scrive Intensive Care, l’album più maturo che precede il flop di RudeBox.

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Robbie trova finalmente la sua dimensione naturale sul palcoscenico. I live a Knebworth sono nella storia per il record di presenze. Osannato dal pubblico, scimmiotta Mick Jagger e l’inarrivabile Freddie Mercury, dimostrando comunque di avere un innato e brillante talento da performer. Il contatto con il pubblico lo esalta. Ma nel tour del 2006 la magia si rompe, i nervi saltano. Robbie scende dalla vorticosa giostra del pop. Ci risalirà tre anni più tardi con quel timido coming back che è stato Reality killed the video star. Il resto è sotto gli occhi di tutti: l’inaspettata reunion coi Take That per Progress, la nuova svolta da solista con Take the Crown e la seconda incursione nello swing. Quando la storia sembrava sul punto di finire, il Re del pop torna a riprendersi la sua corona.

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