‘Routine is Fantastic’, donne che affrontano la guerra

Alzarsi alle sette e mezza, portare i bambini a scuola, sistemare la casa, andare al lavoro, preparare la cena. Questa la routine della maggior parte delle donne, ma non di tutte. Sono più di 20 milioni le donne che sono state strappate dalle loro abitudini quotidiane a causa della guerra ed ora sono lontane da casa, una casa che con buone probabilità non esiste più, senza sapere sei loro cari stanno bene e, soprattutto, ancora con la responsabilità di proteggere i loro bambini.

Sono le donne di Albania, Siria, Afghanistan, Pakistan, Myanmar, Iraq, Libano, Somalia, Repubblica Democratica del Congo e Libia quelle rappresentate dalla mostra fotografica di Franco Pagetti “Routine is fantastic – Donne”, progetto ideato dall’Associazione Donne e Tecnologie per sostenere la campagna di sensibilizzazione dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr).

La mostra, composta da trentadue scatti fotografici che hanno come filo conduttore la quotidianità che cercano di recuperare queste donne, sarà al Palazzo Stelline di Milano fino al 12 gennaio aperta tutti i giorni dalle ore 10 alle 20, con ingresso libero; la mostra fa parte di una raccolta fondi promossa proprio dall’Unhcr che servirà a finanziare interventi per le donne e le bambine rifugiate in settori quali l’istruzione e la formazione professionale, il sostegno all’avvio di attività economiche, la prevenzione e il contrasto della violenza di genere, l’assistenza materiale e medico-psicologica alle vittime di violenza. Con una offerta minima di 300 euro si riceve la stampa di una delle opere.

La mostra, allestita con il patrocinio della Ragione Lombardia, della Provincia e del Comune di Milano, desidera sensibilizzare la società occidentale a tutti quei problemi che sembrano così lontani dal nostro stile di vita. Una bomba sulla propria casa, scappare lontano, essere soli e cacciati dal proprio Paese sono realtà che difficilmente si comprendono. Eppure non così distante dall’Italia accadono e a subire sono uomini e soprattutto donne comuni, l’insegnante, l’infermiera, la cassiera, donne come noi, come raccontava il Presidente della Camera Laura Boldrini, nel 2012 portavoce dell’Unhcr al suo ritorno dalla Giordania:

“Nel campo di Za’atri, ovvero la struttura dove opera l’UNHCR, ad oggi vivono circa 25mila rifugiati siriani, la maggior parte dei quali donne e bambini che provengono da città come Daraa, Hama e Homs. Sono persone della classe media – commercianti, operai, muratori – abituate a vivere in appartamenti confortevoli, con elettrodomestici, Tv e computer che sono traumatizzate e fanno molta fatica ad adattarsi a un tale drastico e duro cambiamento. Sentono il bisogno di raccontare le atrocità subite durante il conflitto ma hanno paura di esporsi direttamente per timore di rappresaglie verso i loro familiari rimasti in patria.”

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[credits photo: Franco Pagetti]

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