Ryan Giggs e Javier Zanetti: i loro primi 40 anni

Si chiamava Ryan Wilson e giocava nelle giovani del Manchester City. Ma soprattutto era inglese. Così certificava il suo passaporto. Ma del padre, Ryan, non ne voleva proprio sapere. E così, compiuti i 18 anni, scelse la nazionalità gallese e il cognome di sua madre, un cognome che sarebbe entrato nella leggendo del calcio: Giggs, appunto.

Correva l’anno 1990 quando, in un colpo solo, Ryan divenne maggiorenne, professionista e gallese. Sul suo talento ci avevano scommesso in molti ma forse nessuno, a parte Alex Ferguson, aveva intuito che si trattava di un campione. Uno dei giocatori più longevi della storia del calcio, quello che sarebbe stato in grado di superare, e di molto, il record di presenze con la maglia dei Red Devils che apparteneva a Bobby Charlton, in una parola una leggenda.

Venerdì 29 novembre Giggs ha compiuto 40 anni. I suoi coetanei hanno già smesso da tempo. Fanno gli allenatori, gli opinionisti, i dirigenti. Lui continua a correre, a provare la pressione dello spogliatoio, a sentire l’urlo dei tifosi e degli avversari. Ryan ha vinto tutto. Tanto per citare un numero: 13 campionati, gli stessi che ha vinto l’Arsenal nella sua storia.

Ha i capelli brizzolati Giggs, ma questo appare l’unico segno del tempo (oltre a qualche ruga). Inevitabile il paragone con un altro mostro sacro del calcio mondiale: il capitano dell’Inter Javier Zanetti. Questi due giocatori rappresentano una straordinaria testimonianza di come una vita da professionista possa, oggi, allungare la carriera di un calciatore. Eppure, nonostante l’età in comune, i due hanno storie molto diverse da raccontare. A parte il numero di trofei sollevati, si racconta che Giggs sia un atleta metodico assai poco incline alla vita sociale e maniaco dell’alimentazione. Mentre, a dire di Antonio Cassano (uno che di scherzi se ne intende), Zanetti, così serio in campo, è il primo dei casinisti fuori dal rettangolo di gioco.

Anche nella vita privata Zanetti ha giurato eterno amore alla sua prima ragazza, l’argentina Paula, arrivata a Milano a 18 anni e oggi fedele moglie di Javier. Pare invece che la moglie di Giggs abbia perdonato diverse scappatelle al marito, alcune tutt’altro che inventate dai pur perfidi Tabloid britannici. Zanetti si è realizzato dall’altra parte del (suo) mondo, con una squadra che da piccolo conosceva soltanto per sentito dire: l’Internazionale di Milano, la compagine che aveva negato al suo Independiente di diventare campione del mondo per club per ben due anni di fila. Siamo a metà degli anni ’60 e quella filastrocca incomincia così: Sarti, Burgnich, Facchetti. Ryan, invece, ha giocato sempre a casa sua, e l’unica volta che ha cambiato casacca non ha nemmeno cambiato quartiere.

Zanetti dice grazie alla famiglia, all’Asado e alla carne che da bambino non si poteva permettere, Giggs al latte (e al lattaio Schofield che lo scoprì) e allo Yoga. Rinunciando alla nazionalità inglese ha detto addio alla possibilità di giocare Europei e Mondiali ma Ryan ha sempre messo l’orgoglio davanti a tutto, come quella volta in cui convinse la madre ad andare a pranzo con Ferguson che voleva portarlo allo United “In tre anni suo figlio diventerà professionista” disse Sir Alex. Ha visto giocare alcuni tra i numeri 7 più forti di tutti i tempi: Cantona, Beckham e Cristiano Ronaldo, ma tutti loro hanno conosciuto un solo numero 11: Ryan Giggs.

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