Sassari e il maestro del caos organizzato

Per qualche mese Sassari sarà la capitale del basket italiano: la vittoria della Coppa Italia da parte della Dinamo ha messo in luce come la pallacanestro non sempre premi società blasonate, budget economici illimitati. La vittoria del Banco di Sardegna ha portato all’attenzione nazionale la realtà cestistica isolana: giocatori come Drake e Travis Diener, Caleb e Marques Green, ma, soprattutto, ha incoronato un grande allenatore, che ha fatto dell’essere non convenzionale il proprio credo.

Romeo Sacchetti, semplicemente Meo, ha portato al trionfo una squadra partita per le Final Eight scarica, attanagliata dalla paura e dalle critiche dopo una serie di prestazioni poco convincenti. Ha guidato i suoi giocatori minuto per minuto nelle tre partite che hanno insignito di un così prezioso titolo Sassari, riempiendo d’orgoglio una regione intera e un movimento, come quello italiano del basket, afflitto da mali incurabili, dimostrando, per l’ennesima volta nella sua carriera, di non voler scendere a patti: è possibile vincere credendo nelle proprie idee. La Dinamo è una creatura di coach Sacchetti, capace di personificare perfettamente l’intenzione di regalare spettacolo puntando sempre alla vittoria.

I pochi fortunati, visti i dati diffusi dalla Legabasket sugli ascolti televisivi, hanno potuto ammirare un modo di intendere la pallacanestro non consueto. Una rivoluzione tattica completa, un gioco spettacolare fatto di talento individuale e sacrificio corale: connubio dai mille risvolti, potenzialmente caotico e ricco di insidie magistralmente e sagacemente gestito da coach Sacchetti. Il suo modo di vedere il basket potrebbe trarre in inganno: playmaker istrionici talentuosi e dalle visioni immaginifiche; uso, talvolta abuso, del tiro da tre punti; assenza di schemi d’attacco elaborati. Un elogio alla libertà che potrebbe forzare paragoni illustri con i Suns di Mike D’Antoni del 7 seconds or less: la ricerca di un parallelo nella pallacanestro statunitense non è obbligatorio, ma il modello di gioco scelto da Sassari non può che portare alla memoria degli appassionati la lucida follia di Don Nelson.

Un rivoluzionario del basket americano che ha fatto del caos organizzato, ossimoro efficacissimo, il proprio mantra. Il concetto di buon tiro totalmente disatteso, visto che ogni tentativo è apprezzato; l’assenza nel roster di lunghi di ruolo vissuta con leggiadria, aumentando il ritmo di gioco e sperimentando soluzioni non proprio e non sempre consigliatissime. La convinzione che non debbano essere imposti particolari limiti alla creatività, ingabbiando giocatori in set offensivi o rigide politiche schematiche: ed è sufficiente vedere quanta sia la stima tra gli addetti ai lavori per Sacchetti, uno su tutti Pozzecco.

La partita di venerdì scorso contro Milano ha evidenziato la genialità dell’allenatore della storia di Sassari, portata dalla Lega2 fino alla conquista della Coppa Italia: l’Olimpia di Banchi, favorita da qualsiasi pronostico, partiva con una marcia in più, consapevole di poter sfruttare l’assenza dell’unico pivot, o presunto tale, di ruolo della Dinamo, Gordon. Sacchetti non si scompone e impartisce una lezione di tattica al bravissimo coach Banchi: rotazioni esasperate, pretoriani fidati come il “Ministro della Difesa” Devecchi, il Capitano Vanuzzo, o il figlio del coach Brian in campo per dare la scossa; il giovane Tessitori caricato di responsabilità ma sgravato dal peso di dover reggere da solo contro il parco centri di Milano; fino ad arrivare alla straordinaria prestazione di Drake Diener, che in quella serata avrebbe fatto canestro anche bendato.

Una vittoria che ha fatto impazzire tifosi, appassionati e non: chiunque abbia seguito le gesta di Sassari in questa Final Eight non ha potuto trattenersi dal rendere omaggio a coach Sacchetti, con attestati di stima arrivati anche da San Antonio, Texas.

Il popolo sardo della pallacanestro si augura che la Coppa Italia sia il primo di una lunga serie di successi. Meo è pronto a continuare a spiegare il suo modo non convenzionale di vivere la pallacanestro: lo spettacolo e il bel basket come strada maestra per ottenere trionfi; schemi e ferrea disciplina sono solo illusioni che devono lasciare spazio al concreto divertimento.

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