Se invecchi con me, ti sposo

Dopo 80 anni di vita insieme, i paraguayani José Manuel Riella e Martina Lopez sono convolati a nozze.
Ottanta anni.
Lui ne ha già compiuti 103 e l’età della sua mogliettina, rigorosamente vestita di bianco durante il fatidico sì, viaggia intorno ai 99.
La commovente cerimonia religiosa si è tenuta nel giardino della casa della coppia. Una festa in famiglia, ma non proprio “intima”: erano presenti (quasi) tutti gli otto figli, cinquanta nipoti, trentacinque pronipoti e venti pro-pronipoti.

La coppia era unita civilmente da 31 anni, ma desiderava moltissimo contrarre matrimonio religioso. Erano emozionati come due ragazzini.
La loro scelta è, tutto sommato, molto coerente.
Il matrimonio è la promessa di amarsi per tutta la vita. È un contratto che dovrebbe durare per sempre. E loro hanno davvero passato un’esistenza intera insieme.
In Italia, la durata media di un matrimonio è di circa 15 anni. Pochi rispetto a una vita intera, ma moltissimi se confrontati con la durata media delle mie relazioni e di quelle della maggior parte dei miei amici.

Forse siamo ancora troppo giovani per tirare le somme, eppure fatichiamo a progettare con così largo anticipo il nostro futuro sentimentale.
Sarà a causa della precarietà che ormai è diventata la materia stessa con cui la mia generazione è creata. O forse è il frutto di una nuova conquistata libertà, della possibilità di scegliere e viaggiare e conoscere, aumentando in modo esponenziale le possibilità di incontro. Forse cambiamo troppo in fretta, come i modelli degli smartphone, ci aggiorniamo in continuazione e abbiamo bisogno di relazioni diverse per le nuove fasi della nostra vita.
Abbiamo meno pazienza. O siamo solo troppo esigenti.

Leggendo di Martina è José, mi sono chiesta se davvero per essere felici – e dovremmo pretendere sempre di essere felici – abbiamo bisogno di una sola persona. Intendo un’unica persona per tutte le stagioni della nostra vita.
Personalmente, immaginarmi ancora insieme al mio primo fidanzatino mi fa sorridere, ma anche inorridire.
I sociologi parlano di “monogamia seriale” per indicare la tendenza all’accumulo di relazioni monogame nel corso della vita, tipica dei nostri tempi. Il monogamo assoluto è quello che incontra un partner e ci resta insieme per tutta la vita. Un partner unico. Tuuuuutta la vita.
Il monogamo seriale è quello che ha, in parole semplici, una relazione alla volta. Mi sposo, divorzio, mi risposo… et voilà! Sono un monogamo seriale.

Lo stesso vale per chi convive e per i lunghi fidanzamenti, purché, insomma, nessuno dei due abbia altre relazioni contemporaneamente, perché non si tratterebbe più di monogamia, ma di faccia di bronzo.
Amiamo quasi tutti serialmente, ma sebbene siamo consapevoli che sia difficile trovare la persona giusta al primo colpo, ogni volta che iniziamo una nuova storia d’amore siamo sicuri che sarà quella giusta, che durerà tutta la vita.
Florentino Ariza, il protagonista di Amore ai tempi del colera, bellissimo romanzo di Gabriel García Márquez (se non l’avete letto, fatelo subito!) ha aspettato dal donna di cui era innamorato per 51 anni, 9 mesi e 4 giorni, notti comprese.
Un’eternità, soprattutto se paragonata ai pochi mesi di Erasmus che il mio flirt dell’università non ha voluto aspettare per rivedermi.

Florentino, dicevo, ama Fermina Daza per tutta la vita. È l’unica donna a cui ambisce, l’unica per cui il suo cuore batte e la sola che lui desidera avere accanto. L’aspetta paziente per poter coronare il suo amore, anche se annota su un libretto ben 622 amanti frequentate nell’attesa. Non è forse anche questa monogamia? Una monogamia sentimentale, certo, ma non meno nobile.

La felicità sta nel trovare una sola anima gemella o nel condividere un pezzo di strada con più anime, che magari a un certo punto smettono di essere quelle giuste, ma che restano comunque nel nostro cuore?

José e Martina non avrebbero dubbi. Dopo 80 anni, sono ancora contenti di svegliarsi l’uno accanto all’altra.
Il loro matrimonio è davvero una favola, solo che non racconta quello che sarà, ma soprattutto quello che è stato: “e hanno vissuto per sempre felici e contenti”.

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