Secondo arresto per Monsignor Scarano, denaro riciclato nei conti Ior

Monsignor Scarano, ex contabile dell’Amministrazione Patrimonio Sede Apostolica (ASPA), è stato arrestato ieri mattina per concorso in riciclaggio e falso in atto pubblico.
Il religioso, al quale è stata notificata un’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari, è anche al centro di un’indagine interna al Vaticano. Secondo la Guardia di Finanza di Salerno, sarebbe invischiato in un giro di finte donazioni i cui milioni, provenienti da società off-shore, transitavano nei conti dello Ior a cui rispondeva Scarano stesso.

Insieme a lui, la Guardia di Finanza ha tratto in arresto un secondo sacerdote e un professionista, un notaio al quale è anche stato fatto divieto di esercitare la professione; in tutto, sono 52 le persone indagate.
Si parla di sei milioni sequestrati, di cui due contenuti nei conti dello Ior. Inizialmente era trapelata la notizia che la Guardia di Finanza fosse penetrata nella sede dello Ior, subito smentita. È stata invece presentata una rogatoria al Vaticano, tramite il ministero della Giustizia. Nel frattempo sono stati sequestrati beni immobili e conti correnti presso l’Istituto Opere Religiose del Vaticano.

Ma il monsignore in questione non è nuovo nell’ambiente: già l’estate scorsa era stato accusato di corruzione e calunnia, per le quali è ancora sotto processo. Quella volta al centro della vicenda c’erano 20 milioni di euro che Scarano avrebbe dovuto far rientrare dalla Svizzera in Italia.
Volevo fare un favore ai cugini Paolo e Cesare D’Amico“, aveva dichiarato il monsignore sotto interrogatorio. I due, eredi dell’armatore Giuseppe D’Amico, dovevano far rientrare 40 milioni in patria. La cifra, poi dimezzata, era stata affidata al broker finanziario Giovanni Carenzio e coperta dallo 007 dell’Aisi Giovanni Zito, che l’avrebbe fatta passare attraverso i controlli aeroportuali senza destare sospetti.

Allora l’operazione saltò perché Carenzio non si fece trovare all’imbarco del volo. Resta però l’accusa di calunnia pendente su Scarano, che avrebbe pagato il servizio di Zito con 600.000 euro, di cui 200.000 versati tramite un assegno di cui Zito ha poi denunciato la scomparsa, bloccandolo.
Sta male, è molto provato e dorme male. È una persona che non si aspettava un esito di questo genere“, avevano dichiarato gli avvocati, prodigandosi per ottenere gli arresti domiciliari.

Anche stavolta il copione pare simile: l’avvocato del monsignore, Silverio Sica, ha annunciato che Scarano sarebbe stato colto da un “attacco depressivo” dopo l’arresto e che “è molto provato“. Sica ha anche chiesto una visita psichiatrica, dopo un malore seguito alle vicende appena riportate.

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