Sharon, ai funerali il cordoglio dell’occidente e la rabbia di al-Fatah

Si sono tenute ieri le cerimonie funebri per Ariel Sharon, ex primo ministro israeliano venuto a mancare sabato scorso. La prima è iniziata alla Knesset, il Parlamento di Gerusalemme, alla presenza di familiari, rappresentanti delle istituzioni locali ed esponenti politici da tutto il mondo. Presente anche il vicepresidente degli Stati Uniti Joe Biden, mentre per l’Italia c’era il vice ministro degli Esteri Marta Dassù.

Dopo la cerimonia istituzionale, il feretro si è diretto verso il Neghev, la regione in cui si trova il Ranch dei Sicomori. Lì, l’ex premier è stato inumato di fianco alla moglie Lili, su un’altura conosciuta come Collina degli Anemoni. Il funerale si è svolto nella tranquillità più totale, vanificando le misure di sicurezza adottate per l’occasione. Hanno dato il loro ultimo saluto a Sharon persino i vicini del Ranch, abitanti di un Kibbutz nei dintorni che, pur non condividendo le idee e le strategie dell’ex primo ministro, lo hanno sempre rispettato come ottimo vicino.

L’unica nota di movimento sono stati due razzi lanciati dalla vicina Striscia di Gaza; le fonti militari hanno comunque assicurato che i razzi non hanno provocato né vittime né danni, esplodendo su zone disabitate.
Probabilmente le preoccupazioni per la portata dell’evento derivano dalla doppia personalità che ha valso a Sharon tanti amici quanti nemici: nel ricordarlo si sono infatti scontrati diversi punti di vista.

Per molti, Sharon è stato e sarà sempre il mostro delle stragi di Sabra e Chatila, solo per ricordare l’evento più tragico. Hamas considera la sua dipartita come un “momento storico“: di certo, i palestinesi non piangeranno la “scomparsa di questo criminale con le mani coperte di sangue palestinese“, come affermato dallo stesso. Ancora: per Jibril Raboub, un dirigente dell’organizzazione paramilitare palestinese al-Fatah, Sharon era un “criminale, responsabile della morte di Arafat, sfuggito alla giustizia internazionale“.

Al contrario, molti leader mondiali l’hanno ricordato più per il suo impegno nel difendere Israele che per il suo modus operandi: “lo Stato di Israele china il capo con la dipartita dell’ex premier Ariel Sharon, componente centrale nella lotta per la sicurezza di Israele durante tutta la sua esistenza” sono le parole dell’attuale primo ministro israeliano Netanyahu.
Un leader che ha consacrato la sua vita ad Israele“, continua Obama.

Ma la lista degli interventi è lunga, dai paesi più coinvolti ai meno: così, nelle parole del capo dello Stato Shimon Peresil mio caro amico Arik Sharon ha perso oggi la sua ultima battaglia. Arik era un soldato valoroso e un leader che sapeva osare. Amava la sua nazione e la sua nazione lo amava“. Mentre per Ban ki-moon, segretario generale dell’ONU, “Ariel Sharon è stato un eroe per il suo popolo, prima come soldato, poi come statista“.

Ariel Sharon è stato uno dei personaggi più importanti nella storia di Israele” ha commentato il primo ministro britannico David Cameron; “un protagonista di primo piano nella storia del suo paese” lo affianca Hollande, Presidente francese.
dall’Italia, la nota di Casini: “esprimo il mio cordoglio alla Knesset e al popolo israeliano per la scomparsa di Ariel Sharon. Sarà la storia a dare un giudizio compiuto su questa grande personalità che ha combattuto come pochi altri per Israele ma che ha saputo anche essere, in passaggi drammatici della storia nazionale, un uomo di pace per trovare una soluzione possibile di coesistenza pacifica col popolo palestinese. L’Italia ribadisce in questa circostanza la sua vicinanza all’unica vera democrazia esistente in Medio Oriente“.

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