Siria, il primo carico di armi chimiche farà scalo in Italia

La prima spedizione di armi chimiche dalla Siria è iniziata: il carico è stato trasportato da una nave danese. Due le navi da guerra che hanno scortato il carico, una russa e una cinese, che ha lasciato il porto di Latakia nella giornata del 5 gennaio, dando il via alle operazioni che tanto si auspicavano negli ultimi mesi.

Quali sono le procedure? Chiare ma non del tutto pubbliche: la nave farà scalo in Italia ma non è dato sapere la località o il porto dove il carico verrà poi trasportato a bordo di una nave americana in grado di smaltire le armi chimiche. Una volta raggiunte le acque internazionali, le armi verranno distrutte all’interno di uno speciale serbatoio di titanio contenuto nella nave. La provenienza delle armi, così come la loro quantità, non è stata dichiarata.

La questione delle armi chimiche è la più combattuta di tutte, quella che più ha spinto i governi a prendere una posizione: il discorso di Obama in occasione della votazione al Senato alla soglia delle commemorazioni dell’11 settembre ne è forse la dimostrazione più lampante. E come non ricordare i ritardi, le polemiche, i colpi di scena diplomatici. Poi i video, le immagini che non potevano passare sotto silenzio, i volti bruciati, corrosi dagli acidi.

I ritardi ci sono stati anche in questa occasione: era previsto che i materiali tossici venissero rimossi il 31 dicembre, ma qualcosa è andato storto. Cosa? I pesanti combattimenti degli ultimi giorni dell’anno e la presenza di gruppi di opposizione proprio sulla via fra Damasco e il porto nel nord della Siria, destinato ad essere il punto di partenza delle operazioni.

I Paesi che si occuperanno della dismissione delle armi chimiche sono la Russia, che si occuperà della messa in sicurezza del porto e ha messo ha disposizione autocarri per i trasporti, e gli Stati Uniti con il serbatoio di titanio dal potere distruttivo; la Cina, che ha spedito 10 ambulanze e telecamere di guardia; la Finlandia, con un team in grado di operare in casi di emergenza; Danimarca e Norvegia con le navi e le scorte militari; l’Italia con la sua configurazione geografica marittima e i suoi numerosi porti a disposizione.

Per le operazioni di smantellamento delle armi chimiche si prevede come data ultima, giugno 2014. Il tutto avverrà sotto costante monitoraggio dell’Opac ovvero dell’Organizzazione per la proibizione di armi chimiche.
Nel frattempo si preparano i negoziati previsti per il 22 gennaio, quando in Svizzera si terrà la tanto attesa Ginevra 2.

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