Saremo mai pronti per le Social HR?” è il quesito che Adecco Italia ha posto sul tavolo della discussione lo scorso 21 febbraio, nel corso dell’ultima giornata della manifestazione di settore Social media week tenutasi presso lo Urban Center di Milano. Un confronto tra alcuni professionisti a proposito degli argomenti della social recruiting e della social collaboration all’interno delle organizzazioni aziendali.

In breve: in questi ultimi anni i nuovi media e il digitale hanno portato, anche nelle risorse umane, un significativo cambiamento di prospettiva oltre che una radicale trasformazione dei processi lavorativi e dei modelli organizzativi: basti pensare a come sia divenuta quasi la regola, tra le attività dei responsabili del personale, fare scouting su linkedin piuttosto che cercare online i profili e le biografie dei candidati.

Nell’ottica di una corretta dinamica di smart working, e affinché un’impresa possa definirsi a pieno titolo una smart enterprise, questo non è però sufficiente: le aziende italiane dimostrano infatti di sapersi muovere abbastanza bene e su un piano “2.0” verso l’esterno, utilizzando correttamente i network e le piattaforme più strategiche per la selezione di nuove risorse; non sono tuttavia altrettanto social e aperte alla volontà di collaborazione e di condividere competenze al loro interno, dove il rischio è di rimanere 1.0 – come sostiene Fabio Bernabé (HR di Amadori).

Social HR non significa solamente ricerca di nuove risorse attraverso linkedin o Facebook. Le tecnologie digitali – rilancia Stefano Schiavo di Adecco Training – devono poter servire anche a semplificare tutti gli altri processi, interconnettere e far collaborare le altre professionalità interne, nelle diverse funzioni.

Gli strumenti social devono essere implementati naturalmente anche nei processi di formazione del personale, da non considerare più come una serie di lezioni frontali e unilaterali, quanto una fase partecipativa e di condivisione di conoscenze. Si rende partecipata, infine, anche la leadership, in quanto il manager della smart enterprise deve agire sempre più come un couch e saper motivare le persone: l’uomo solo al comando è ormai un modello alquanto desueto.

Social HR e smart enterprise sono pertanto dei concetti trasversali, degli standard sui cui si possono adattare, integralmente, tutti i processi organizzativi di una società. L’obiettivo, per una società, è quello di prendere a esempio questo format e calarlo nella propria realtà; il sogno sarebbe però quello di tramutarlo col tempo in una sorta di visione integrata, di cultura aziendale, se possibile.