Spagna, Popolari puntano su meno tasse

    Mancano 19 giorni all’archiviazione dell’era zapateriana, perchè il 20 novembre vi saranno le elezioni politiche anticipate in Spagna, volute quattro mesi prima proprio dal premier socialista Luis Zapatero, dopo la bruciante disfatta del suo partito alle elezioni amministrative di maggio. Adesso, stando ai sondaggi, i socialisti dello Psoe otterrebbero il peggiore risultato dell’era post-franchista, meno del 30% dei voti, contro circa il 45% dato ai Popolari di Mariano Rajoy, che stanno all’opposizione sin dal 2004. La Spagna vive una drammatica crisi sociale, con un tasso di disoccupazione al 21%, del 44% tra i giovani, nonchè con prospettive di crescita zero e un debito in netta crescita, che ne fanno uno degli stati più vulnerabili dell’Eurozona.

    Tutto questo ha inciso negativamente sul consenso verso Zapatero e i socialisti al governo, tanto che il premier uscente ha preferito non candidarsi per un terzo mandato, anzi, annunciando il suo ritiro a vita privata, travolto da una impopolarità senza precedenti qui a Madrid. Pochi giorni fa, nella capitale, durante una celebrazione delle forze armate, il premier è stato fischiato e dalla folla sono partiti insulti e slogan, tipo “Vattene”.

    Il Partito Popolare cavalca la campagna elettorale senza alzare i toni e offrendo un programma di impronta neo-liberista, annunciando la riduzione delle imposte, soprattutto per favorire il risparmio di lungo periodo. Non si pronuncia sull’Iva, già al 16%, che Bruxelles chiede di aumentare, per risanare i conti. I Popolari non vogliono accrescere la pressione fiscale, ma anzi abbassarla.

    Ma è un altro il punto che segnerà la svolta e la fine del laicismo di stato di Zapatero. Sebbene Rajoy non abbia chiaramente promesso leggi più restrittive sul diritto all’aborto, tuttavia ha annunciato misure per favorire la famiglia e le nascite, il che è un punto di rottura con lo spirito libertario del premier uscente.

    Altro punto fermo e sensibile per l’opinione pubblica è poi la volontà del PP di non negoziare mai con i terroristi dell’Eta, che soltanto la scorsa settimana ha annunciato un cessate il fuoco permanente e lo scioglimento dell’organizzazione terroristica. I Popolari non sono andati al loro congresso, come ha fatto lo Psoe, chiarendo che non sarà mai loro volontà di trattare con coloro che in oltre trenta anni di esistenza hanno provocato centinaia di vittime innocenti.

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