Statali, si spinge su un nuovo contratto di lavoro: gli aumenti non bastano

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In merito all’incontro in programma l’8 novembre con i sindacati fissato dall’Aran, la Cgil ha dichiarato di puntare ad un nuovo contratto statale che punti all’innovazione e che garantisca più diritti e più salario.

Entrando nel dettaglio, l’obiettivo del sindacato è aumentare lo stipendio di non meno di 85 euro mensili, migliorare le condizioni di lavoro con diritti in più per le lavoratrici e i lavoratori su temi quali ferie, malattia e permessi retribuiti e soprattutto il superamento del precariato.

Passato il ponte di Ognissanti la trattativa ripartirà. Si ricomincia dal comparto della Pubblica amministrazione centrale, gli statali in senso stretto (Ministeri, Inps, Agenzie fiscali), per i quali già si erano tenute le prime riunioni. Presto toccherà anche alla Sanità.

Una delle contrattazioni più attese è quella sulla Scuola, dove opera un terzo di tutta la PA e gli stipendi sono tra i più bassi del pubblico impiego. Ma quello che doveva rappresentare il contratto della svolta, dopo quasi un decennio di inaudito blocco adottato solo per il comparto pubblico, si sta rivelando un “contentino”, visto che le trattative che si stanno avviando possono contare su risorse a di poco inadeguate, dichiara il sindacato Anief.

Nella legge di Bilancio 2018, i finanziamenti si fermano a 2 miliardi e 850 milioni di euro ai rinnovi, per il triennio 2016-2018. Sono talmente pochi che solo per il comparto Scuola servirebbero altri 2,3 miliardi di euro.

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