Strage di Erba: Olindo e Rosa dietro le sbarre a vita. La cassazione conferma gli ergastoli

    Confermati dalla Corte di Cassazione gli ergastoli per i coniugi Olindo Romano e Rosa Bazzi, ormai ritenuti in ultimo grado di giudizio, e quindi in maniera definitiva, gli unici colpevoli della strage di Erba (Como) dell’ 11 dicembre 2006. Nessun dubbio per la Suprema Corte, chiamata in appello a rivalutare il caso: ad uccidere a colpi di sprangate e di coltellate, sgozzandole ad una ad una, le quattro vittime dello stabile di Via Diaz, poi dato alle fiamme nel tentativo di cancellare ogni traccia, furono proprio e solo loro, Rosa e Olindo. A niente sono dunque valse le 600 pagine del ricorso presentato dagli avvocati della difesa e fondato su vizi ed errori procedurali, nonché violazioni della legge nella prima fase delle indagini commesse dagli inquirenti  che avrebbero, secondo i legali,  “estorto” ad Olindo l’ammissione del reato e “indotto” Mario Frigerio, unico sopravvissuto alla strage e testimone oculare, all’accusa dei due coniugi; inoltre vi sarebbe stata una violazione palese nella mancata concessione della perizia psichiatrica.

    «Nel ricorso presentato da Romano Olindo e Bazzi Rosa la corte rigetta tutti i ricorsi. Condanna gli imputati al pagamento delle spese processuali e al risarcimento dei danni alle parti civili»: così hanno deciso i giudici della Cassazione dopo nemmeno quattro ore di camera di consiglio, rendendo noto il loro verdetto alle 20:10 di  ieri, martedì 3 maggio. Una sentenza definitiva che mette fine a tutte le contestazioni, poichè per il Procuratore Generale Sante Spinaci “non sussiste alcuna lesione della liberta’ morale della persona”, nessuna forzatura, nessuna pressione: tutto regolare nelle procedure adottate e tutto effettuato nel pieno rispetto delle regole. “Tutto quello che dicevano i coniugi Romano – spiega Spinaci – compresi i colloqui con gli ufficiali di Polizia Giudiziaria e i Pm, e’ stato registrato e la verifica delle dichiarazioni e’ stata assoluta. C’e’ anche il riscontro delle annotazioni fatte da Olindo sulla Bibbia avuta in carcere, in particolare il riferimento a quell’essersi preso la vita delle vittime giustificato con il fatto che nessuno e’ intervenuto per mettere fine ai dissidi condominiali tra le due famiglie”. C’è di più: ci sono le prove scientifiche, ovvero le tracce ematiche di una delle vittime, Valeria Cherubini – moglie del Frigerio –  nell’auto di Olindo. Contestate inoltre le argomentazioni della difesa riguardo le piste alternative che sarebbero state trascurate dagli inquirenti.

    Motivazioni dell’appello respinte. Come a dire: si chiudano i cancelli e si gettino pure le chiavi. Olindo e Rosa non usciranno più, a meno che… Si, perché c’è una possibilità che si riapra il processo e che si riaprano anche quei cancelli del carcere in cui sono stati chiusi Olindo e Rosa, a Reggio Emilia lui e a Vercelli lei.

    Ci pensa Azouz Marzouk, marito di Raffaella Castagna (30 anni) e padre del piccolo Youssef  (2 anni), entrambi sgozzati dai loro vicini di casa, a dar mano forte in questo senso a Olindo Romano, che nella sua ultima lettera in attesa della sentenza, ribadendo la sua innocenza e quella della moglie, ha scritto:  “I giudici sono uomini e possono sbagliare” e lo avrebbero fatto soprattutto nel suo caso, prendendo “lucciole per lanterne”.

    Dell’avviso che i giudici possano essersi sbagliati, infatti, è anche lo stesso Marzouk, che chiede una revisione del processo in quanto affatto convinto che i coniugi Romano siano i veri colpevoli della strage. Un clamoroso cambio di posizione da parte del tunisino, sfociato in una lite col suo avvocato Roberto Tropenscovino, poi conclusasi addirittura con la revoca dell’incarico dello stesso legale, che ha spiegato così quanto accaduto la sera prima della sentenza: “Mi ha chiamato per comunicarmi questi dubbi. Mi voleva imporre non solo di non chiedere più l’ergastolo per i coniugi Romano ma voleva anche che stamani chiedessi la riapertura del processo”. Richiesta che non ha trovato disponibilità da parte dell’avvocato, mandato a casa in apertura dell’udienza e che ha commentato: “Voglio sperare che il  cambiamento di rotta di Azouz sia genuino”. Non solo: Marzouk ha anche rinunciato a costituirsi parte civile contro i coniugi. Scelta questa che lo ha di fatto escluso dal novero delle persone cui spetta il risarcimento danni stabilito dai giudici.

    Mentre l’avvocato Fabio Schembri, legale di Olindo e Rosa, a udienza terminata, si affretta a dichiarare: “Speravamo in un annullamento, invece c’è stata la conferma della sentenza. Ne prendiamo atto… ma negli ultimi tempi ci sono stati sviluppi che in questo processo non sono entrati. Le dichiarazioni di Azouz Marzouk meritano un approfondimento insieme ad altri elementi che dovranno essere valutati”.

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