Strutture sportive in Sicilia: storia di un degrado senza fine

Praticare sport rappresenta la migliore medicina per sconfiggere lo stress provocato da un periodo di crisi come quello che stiamo vivendo, oltre ad essere un importante elemento di prevenzione per evitare di incappare in malattie “costose” da curare ma soprattutto antipatiche da sopportare, converrebbe praticarlo sempre, dove è possibile farlo, quindi non in Sicilia.

L’isola, secondo La Repubblica, é in testa alla classifica italiana per il più alto tasso di sedentarietà, una posizione che é la più ovvia conseguenza di una carenza di aree destinate alle pratiche sportive.
Per fare un paragone: nel resto d’Italia ci sono mediamente 250 strutture ogni 100.000 abitanti, in Sicilia soltanto 100. Se poi andassimo ad analizzare tutte le strutture realmente utilizzabili ed in ottime condizioni, il numero diminuirebbe di un bel po’.

Il caso.
Gli anni ’90 hanno rappresentato per la terra sicula un periodo di grande sviluppo di impianti sportivi, basti pensare alle inaugurazioni degli stadi di Licata, Caltanissetta, Acireale, del Velodromo di Palermo dei palazzetti dello sport di Priolo, Marsala, Trapani ecc… Molte di queste opere ancora oggi non ultimate e già di vecchia generazione, in alcuni casi con difetti strutturali trovati solo a posteriori, ad opera conclusa, pronti per ospitare il grande pubblico.

Dopo vari cambi di scenari politici, ulteriori ristrutturazioni mancate o promesse, fondi irreperibili, l’occasione è dietro l’angolo: nel 2007 l’Unione Europea garantisce 250 milioni di euro fino al 2013, da destinare alla costruzione di nuovi impianti ed alla ristrutturazione di quelli già esistenti, il tutto dopo un’ovvia attenta presentazione ed analisi, da parte di apposite commissioni, di progetti meritevoli ed attuabili. Ciò dà coraggio a molte società sull’orlo del fallimento e a corto di strutture.

Oggi, 10/12/2013, é stata spesa solo una piccolissima parte di questi fondi perché molti enti non sono riusciti a presentare i progetti secondo gli standard prestabiliti e nei limiti di tempo previsti. Si rimane con le stesse strutture degli anni ’90, sempre più degradate.
La Regione per cercare di “risolvere il problema” per quest’anno ha destinato poco più di 2 milioni di euro all’intero comparto sportivo, una cifra irrisoria se si pensa che solo 2 anni fa ne vennero dati circa 8 senza risultati.

Molte società stanno decidendo di lasciare il territorio incapaci di pagarsi le trasferte, di trovare sponsor per coprire le spese di “sopravvivenza”, di far allenare tutti i propri atleti con continuità, dagli adulti ai settori giovanili, sempre più poveri di nuove leve.
Tra queste società c’è la Mediterranea Badminton capace di vincere gli ultimi nove campionati italiani, trasferitasi da Cinisi a Bolzano dopo non essere riuscita a pagarsi la trasferta per partecipare alla finale dell’ultima Champions League a Parigi.
Anche la storica squadra femminile di basket Priolo rischia di ritirarsi a gennaio dal torneo di A1 dopo 28 anni di successi.
I fallimenti di diverse realtà sportive, più o meno note, non si contano più.

Si sta consumando una vera e propria crisi dello sport, perché non esistono più luoghi di sport, perché la Sicilia non é più terra di sport.
Nonostante ciò, tra le pretendenti a diventare Capitale Europea Dello Sport 2016 è in gara anche Palermo.
Sarà l’ennesima occasione (sprecata)?

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