Su Internet non siamo davvero anonimi

Che faccia abbiamo sul web? O meglio che faccia abbiamo perso? L’anonimato di cui internet ci ha investiti in questi anni di tecnologizzazione ha avuto anche l’effetto di un boomerang, facendo aumentare i casi di cyberbullismo e violenza gratuita.

La vera domanda è, però, un’altra: siamo davvero anonimi su internet? Lo schermo del computer ci maschera davvero?
La risposta è no, nella quasi totalità dei casi tutti i nostri dati sono facilmente recuperabili.
Dati, indirizzi IP, connessioni o traffico dati possono essere camuffati in vari modi, ma come è stato dimostrato da un indagine di studiosi informatici del MIT di Boston, bastano 4 chiamate: “L’anonimato on-line è impossibile da mantenere e per smascherarlo bastano solo quattro telefonate”.

“Attraverso i dati del mobile, si può risalire ai movimenti dell’utente e scoprire anche la sua presenza in un motel o in una clinica abortiva” hanno spiegato i ricercatori al fine di far comprendere che l’insieme dei dati personali è sempre disponibile, anonimato o no. Ad esempio, gran parte delle applicazioni mobile durante l’accesso prevedono una geolocalizzazione: da qui parte il desiderio di comprendere quanto siano protetti i nostri dati ‘privati’. “Le moderne tecnologie, l’accesso alla rete sul mobile rafforzano ulteriormente la sfida al mantenimento della privacy” hanno detto ancora i ricercatori.

Non siamo quindi anonimi, nemmeno un po’.

Persino Facebook e Instagram chiedono la carta d’identità o altri documenti ad alcuni dei propri fruitori, che rischiano di non vedere mai più il proprio account se non soddisfano le richieste della casa madre. I soggetti vengono scelti in maniera casuale oppure vengono richiesti a chi ha ricevuto lamentele o limitazioni del proprio account.
L’unica cosa certa è che non molti si sono piegati a questa decisione, rifiutandosi di rilasciare le proprie generalità alla mercè di tutti, anche perchè i dati raccolti finiscono tutti nelle mani delle autorità competenti e non solo.

I primi da tutelare sono i giovani che rappresentano i maggiori users di internet e social network vari, molti dei quali sono ragazzi al di sotto dei 17 anni ( il 72%) e sono spesso soggetti facili e facilmente plasmabili.

L’ultimo eclatante caso è quello della giovane ragazza padovana che si è lanciata dal tetto di un albergo non riuscendo più a sopportare gli insulti, minacce e commenti maligni di cui era oggetto su Ask, già sotto indagine per eventi analoghi in Inghilterra e Irlanda.

Il Facebook dei ragazzi, con sede in Lettonia, vale almeno 65 milioni di euro, funziona perché è a misura di adolescente: si dà risposte a chi non ha altro che domande.
60 milioni di utenti in tutto il mondo, ed è il social del momento, almeno tra i più giovani e bastano “solo” 13 anni per potersi iscrivere.
Il format funziona perché, dietro l’anonimato si abbattono le timidezze. A volte però con risultati disastrosi, infatti la barriera dell’anonimato alimenta anche gli istinti peggiori e le pulsioni tipiche dell’adolescenza, un’età in cui però la fragilità psicologica ed emotiva si accompagnano all’arroganza.

I bassifondi internetiani contengono un numero algoritmicamente spropositato di informazioni personali: la quantità di dati creata su Internet è aumentata a ritmi esponenziali, si parla di 2,8 zetabyte nel 2012, cifra che verrà triplicata nel 2015.
In tutta questa enorme mole di dati, tre quarti vengono generati dalle persone che creano e spostano file multimediali, una normale utente produce 1,8 milioni di megabyte di dati per anno, o circa 5.000 megabyte al giorno.

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