Conte-Mazzarri vs Montella-Benitez. Gli allenatori più rappresentativi di questa Serie A

Nella generazione del tiki-taka, della Spagna campione di tutto, del Bayern Monaco preso d’assedio da un catalano cerca un pò di spazio anche quel vecchio stivale che non vuole mai mollare. Da noi in effetti le cose sono cambiate, i grandi vecchi sono tutti all’estero, i pluridecorati anche e così niente più 4-4-2 pragmatici, cinici e vincenti. In un campionato dove gli unici decorati tricolore sono Antonio Conte e Massimiliano Allegri si è ripartiti con un passo diverso, un nuovo modo di vedere il calcio.

Questa è infatti la generazione del tecnico-psicologo, del motivatore, dell’allenatore che ti fa andare a cento all’ora. Una moda inaugurata da Josè Morinho, mister per il quale Ibra dichiarò «per lui avrei ucciso», tecnico bravo ad accentrare tutto su di sé e lasciare la mente dei suoi ragazzi libera di poter andare oltre le proprie potenzialità. Da qui è nata la Juventus di Antonio Conte ma anche il Napoli di Walter Mazzarri. Tecnici preparati sotto ogni profilo ma allenatori che incentrano tutto sulle forti motivazioni e sul grande lavoro di squadra. Niente più schemi particolari, intuizioni tattiche che sorprendono gli avversari, in campo ci vanno tutti, a patto che sappiano correre a dismisura e asfissiare la squadra rivale.

Il tecnico bianconero ha plasmato la sua squadra sull’ormai noto 3-5-2 (passando dal falso 4-2-4 al 4-3-3) caratterizzando i suoi ultimi anni con un turn over asfissiante in attacco. Il motivo? Logico, le punte devono essere i primi difensori e quando entrano in campo devono “mangiarsi l’erba”. Per questo, appena finisce la benzina dei titolari, ecco che il ricambio diventa la vera arma della Juventus.
Spostandosi di pochi chilometri quest’anno c’è l’Inter di Mazzarri. L’ex Napoli è l’artefice di quel miracolo chiamato Reggina, salvata partendo con un -11 incredibile ad inizio stagione. Tramite la fame, la voglia che il tecnico ha trasmesso ai suoi giocatori arrivò un campionato stellare ed il mantenimento della categoria.

Armi usate anche con gli azzurri ottenendo grandissimi risultati con alcuni giocatori di media qualità che dopo il Napoli sono clamorosamente scesi in squadre minori. Se Conte fa correre molto in attacco l’ex mister partenopeo punta tutto sulle corsie laterali dove solitamente ci sono due treni. Anche a Milano l’ha dimostrato rivitalizzando giocatori praticamente persi come Johnatan o Nagatomo, senza dimenticare Alvarez. Questo è uno dei compiti del nuovo allenatore: ridare nuova linfa a giocatori praticamente persi, ed i risultati sono sotto gli occhi di tutti.

Tutto questo perché la nostra mentalità ha avuto un cambiamento anche se è sempre radicata su una forte fase difensiva, marchio italiano nel mondo peggio della pizza. Una mentalità che sembra vincente ma soprattutto sembrava unica in Italia fino a che non si è affacciato in panchina Vincenzo Montella, seguito poi quest’anno da Rafael Benitez. Le loro squadre non sembrano italiane: formazione votata a costruire e non a distruggere, mancanza del termine contropiede nel loro vocabolario ed un mercato concentrato solo su giocatori di palleggio. L’aeroplanino sta conquistando i cuori viola con un 4-3-3 che può variare ma partendo sempre dalle geometrie di Pizarro , Aquilani e Borja Valero. Il cambiamento epocale del nostro campionato è arrivato proprio dallo spagnolo, nazione che non ha mai avuto fortuna nei nostri campionati. Lui ha cambiato l’idea di intendere calcio grazie alla spinta del suo mister anche se non si possono dimenticare i vari Cuadrado, il neoacquisto Rossi e tutti gli altri.

Stesso discorso per quel 4-2-3-1 di Benitez , spagnolo di nascita ed anche di mentalità, con un leggero retrogusto inglese. Tutti i giocatori (forse escluso Berhami) sono stati presi per fare calcio. I terzini (Zuniga e Maggio) sono esterni offensivissimi ed in Italia erano stati già bocciati in quella posizione. Se a questo ci si aggiunge la qualità eccelsa del reparto offensivo (Callejon, Pandev, Insigne e compagni) allora la sfida della mentalità è ufficialmente aperta. Riusciranno Montella e Benitez a vincere la loro sfida contro l’etichetta italiana? Riusciranno ad avere successo in serie A con un modo di vedere il calcio assolutamente non conforme al nostro paese? Mazzarri e Conte tengono duro con la Juventus che appare ancora favorita ma sia per il primo posto che per la Champions sembrano sfide appassionanti tra due mondi completamente diversi. Una vera novità questa sfida di doppio in un paese preoccupato da sempre a difendere e conservare lo 0-0.

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