“La Corea del Nord è alla ricerca di guai. Se la Cina decide di aiutarci sarebbe magnifico, altrimenti provvederemo a risolvere il problema anche senza il loro aiuto!”. Questo il tweet pubblicato dal presidente americano Donald Trump proprio nelle ultime ore, in cui la Casa Bianca ha sentito la necessità di far valere la sua posizione dinanzi alle minacce di Pyongyang circa un possibile utilizzo della bomba atomica.

La Corea del Nord infatti aveva fatto sapere nei giorni scorsi che l’uso dell’atomica sarebbe stato giustificato in risposta al raid americano contro la Siria. Ma il clima, a dire il vero, era teso già da prima, quando cioè il regime coreano aveva ordinato i lancio di un missile basilistico nel mar del Giappone in occasione dell’incontro tra il presidente Trump e il premier cinese Xi Jinping.

L’avance di Trump circa una possibile “conseguenza” contro la Corea, ha scatenato la reazione del portavoce del ministero degli Esteri di Pyongyang, che secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa del regime, Kcna, ha risposto definendo “sconsiderate” le azioni degli Usa e affermando che la Repubblica Popolare di Corea “è pronta a reagire qualora si venga a creare uno scenario di guerra tanto desiderato dagli americani”. Il portavoce degli Esteri coreano, ha poi rincarato: “Per rispondere alle provocazioni prenderemo le contromisure più forti in modo tale da poterci difendere con un potente dispiego di armi”.

In questa situazione coloro che si trovano tra due fuochi sono i cinesi. Il governo di Pechino si è limitato così a smentire le voci che lo volevano pronto a dispiegare 150mila uomini al confine con la Corea del Nord, e alla luce dello scenario che si sta venendo a creare ha invitato tutti alla calma: “Riteniamo che nella situazione attuale – ha affermato Hua Chungying, portavoce degli Esteri cinese – tutte le parti dovrebbero mostrare più equilibrio ed evitare azioni che possano aumentare il clima di tensione”.