Chiedete ad un occidentale il valore del suo smartphone e, dopo aver strabuzzato gli occhi, risponderà che per lui vale quanto l’acqua o l’ossigeno. Chiedete invece ad un somalo il valore dell’acqua e vi dirà che vale quanto la vita.

Su questa reazione gioca l’UNICEF Tap Project, l’iniziativa dell’agenzia delle Nazioni Unite, volta a sensibilizzare la società sul problema della sete nel mondo e a concretizzare, con l’ausilio di uno sponsor del calibro di Giorgio Armani, una raccolta fondi in grado di risollevare le sorti di milioni di persone. Ogni minuto di inutilizzo dei dispositivi mobili personali non varrà, infatti, solo sessanta secondi, ma varrà un giorno d’acqua potabile nei paesi che ne necessitano.

Circa ottocento milioni di persone sul globo sono esposte al pericolo di vita a causa di questa fondamentale assenza. Due miliardi e mezzo di persone non possono fruire di servizi igienici adeguati. Millequattrocento bambini muoiono ogni giorno per infezioni batteriche cagionate da acqua contaminata. Numeri, questi, con un valore matematico e un altro ancora più grande. Numeri, come lo sono i dieci minuti senza smartphone, che possono acquistare un valore nuovo.

Un progetto, quello dell’Unicef, in grado di far comprendere il valore delle assenze, quelle vere e indispensabili, per poi trasformarle in presenze.

Partecipare alla campagna è semplice: basta collegarsi al sito uniceftapproject.org e posare il device su una superficie piana. La web app rileverà eventuali movimenti grazie all’accelerometro integrato.

Non si può vivere senza smartphone?

Bene, allora usiamolo, non usandolo, per pochi minuti. Al bar, in ufficio, durante la doccia o il pranzo.

Put down your phone, save a child’s life”.