Oggi vi racconteremo una storia di sport incredibile, ai limiti dell’assurdo, una racconto carico di valori, ribellione, fascino e un’indiscutibile vena romantica: la storia dello United of Manchester.
Lo United of Manchester è una squadra fondata il 19 maggio 2005 da un gruppo di tifosi “ribelli” del più glorioso Manchester United, uno dei club più prestigiosi di tutto il Regno Unito e del mondo.

Questi tifosi non condividevano l’idea di cedere il club dalla storia secolare, essendo nato nel 1878, all’americano Malcom Glazer, magnate statunitense. Il passaggio di proprietà del Manchester fu la goccia che fece traboccare un vaso davvero stracolmo, saturo dalle continue restrizioni imposte ai tifosi, i quali erano ormai impossibilitati nell’esprimere liberamente il proprio tifo e sostegno verso la loro squadra del cuore: il Manchester United.
Stufi di questa situazione, di questo modello inglese che limitava ogni libertà, imposto sino all’esasperazione, decisero di fondare l’FC United, il club contro il tanto odiato “calcio moderno“, un calcio che non prevedeva spazio per i supporters più caldi.

Lo United of Manchester (il vero nome è questo in quanto FC United venne considerato troppo generico dalla Football Association) è un club che appartiene solo ed esclusivamente ai propri tifosi. La linea dettata dallo statuto è infatti chiara e non ammette errori, come risulta dal sito ufficiale del club: ad ogni tifoso spetta una quota, stabilita in 12 sterline. Qualsiasi socio, nei limiti del possibile, ha quindi potere di parole e di decisione.
Le regole del tutto anti-conformiste tuttavia non finiscono di certo qui, infatti lo statuto tra le molte norme che lo compongono prevede che il club non possa esser acquistato da una singola persona ed anche che le sponsorizzazioni, seppur accettate per consentire il regolare sviluppo della società, non possano comparire in nessun modo sulla maglia, nella quale vi è solo spazio per il simbolo del club e per i tanto amati gloriosi colori sociali.
Una filosofia amarcord, romantica che prende le distanze da quello che è il calcio praticato in questi ultimi anni, uno sport ormai schiavo di sponsor, soldi e televisioni.
I dirigenti sono 11 e non percepiscono stipendio, il calciatore più pagato invece finirà per guadagnare meno di 10.000 euro a stagione, la stessa cifra che Wayne Rooney, fresco di milionario rinnovo, guadagna in circa 6 ore. Serve aggiungere altro?
Ah si, lo stadio. In questo momento ospiti al Gigg LanE, campo del Bury F.C, è in corso un progetto che prevede la costruzione di uno stadio da 5.000 posti a Newton Heath, quartiere in cui nacque il Manchester nel lontano 1878.

Le parole di Luc Zentar, primo segretario del club, spiegano meglio le motivazioni di questa scelta davvero singolare: “Sono stanco di questo calcio e di ciò che è diventato: denaro, arroganza, mancanza di collegamento tra i giocatori e i tifosi, il modo in cui noi tifosi siamo trattati, il clima di Gestapo che ci circonda. Non posso accettare il fatto che si debbano pagare 36 sterline per entrare in un luogo privo di atmosfera, in cui non è possibile stare in piedi o stare seduti vicino ai tuoi amici“.
united of manchester
Lo stemma dello United Of Manchester è pensato totalmente nel rispetto delle origini del club, con il rosso, il nero ed il bianco a identificarne i colori sociali, indossati per la prima volta nel 1902 quando la divisa era rappresentata da una maglia rossa, pantaloncini bianchi e calzettoni neri. Una scelta che si discosta in maniera perentoria per esempio dalla casacca nero-azzurra a quadrettoni imposta nella scorsa stagione dalla Nike, sponsor tecnico dei Red Devils.

La storia sportiva dei Red Rebels, seppur recente, non è di certo priva di fascino. La squadra, allenata dal 2005 da Karl Marginson, ex calciatore professionista, parte infatti dalla decima serie inglese, la North West County Football League. La prima stagione, tra il tripudio di un pubblico festoso e sempre presente, termina con un’inaspettata promozione in Division One.
Nel biennio successivo lo United Of Manchester vince i rispettivi campionati conquistando così il diritto di partecipare ai tornei nazionali organizzati dalla Football Association.
Nel 2009 il club partecipa ad Amburgo ad un’amichevole per festeggiare il centenario del Saint Pauli, storica squadre tedesca. E’ la conferma che i propositi di questo straordinario progetto si sono spinti oltremanica, guadagnando stima e rispetto di società e tifosi stranieri.
Attualmente al sesto posto della Northern Premier League, vanta tra i momenti di gloria un match nel secondo turno di FA Cup contro il Brighton, terminato 1-1 con un rigore parato dal portiere Sam Ashton nei minuti finali, parità che ha decretato il replay, poi perso davanti ad un pubblico comunque in delirio. Per coloro che fossero interessati questo video rende in parte l’idea del clima straordinario che contraddistingue gli incontri dello United.[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=HrR5e9NtV68[/youtube]

Criticato da Sir Alex Ferguson, che ha definito i ribelli dei “personaggi in cerca di pubblicità personale“, lo United Of Manchester è uno degli spot più belli in antitesi con un calcio moderno che, troppo spesso, ha perso quella capacità unica di promuovere e condividere valori quali l’amicizia, il divertimento e la libera passione.
Le parole dell’attuale presidente Uefa Platini -“In un mondo ideale, i club calcistici apparterrebbero ai loro tifosi“- pur essendo condivisibili si discostano dalla politica imposta recentemente da Fifa, Uefa, società e sponsor.
Ciò che nessuno di noi deve dimenticare è che il Calcio appartiene alla gente, al popolo. Appartiene a coloro che trasformano 22 uomini che corrono dietro ad un pallone in un evento sociale carico di passione, spensieratezza ed amore incondizionato.
Un’amore che, per rimanere autentico e radicato, deve per forza di cose rispettare secolari tradizioni, così come recita lo slogan dello United of Manchester: “I don’t sell my soul“. Io non vendo la mia anima.