USA contro Cina: rivaluta la moneta

    Continua lo scontro a distanza tra il governatore della Fed, la banca centrale americana, Bernanke, che ha responsabilità di politica monetaria e valutaria, e il governo di Pechino. Motivo del contendere è sempre lo stesso: la valuta cinese, lo yuan.

    Europa e USA da tempo pensano che la Cina droghi il mercato mondiale, attraverso un cambio fisso, tenuto volutamente sotto-valutato, rispetto alle altre valute. Malgrado il forte surplus della bilancia commerciale e la forte attrazione netta di investimenti dall’estero, il tasso di cambio resta fermo, per cui il mercato non tende al riequilibrio, ma anzi si rafforzano le distorsioni, in favore delle merci e degli investimenti cinesi.

    Tutto ciò ha portato gli americani a una contro-mossa (qualcuno la chiamerebbe una “furbata”), per cui la Fed metterebbe sul mercato 600 miliardi di dollari, acquistando titoli stranieri, tra cui cinesi, e questo porterebbe a una svalutazione del dollaro, rispetto alle altre valute e, poichè lo yuan ha un tasso fisso, ciò comporterebbe una pressione al rialzo della valuta cinese, con la Cina che si troverebbe di fronte al rischio di una abbondante liquidità, quindi di spinte inflattive.

    Ieri, il governatore della Fed, Bernanke, non ha fatto marcia indietro e ha avvertito Pechino che è fortemente intenzionato a seguire la strategia dell’acquisto di titoli. 

    Il governatore ha poi specificato che non vede rischi di inflazione negli USA, anzi prevede un’inflazione sotto il 2%, nel breve termine.

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