USA, Gingrich sempre più l’anti-Obama. Superfavorito nei sondaggi

    Se le elezioni primarie del Partito Repubblicano si fossero fermate a quelle in Iowa di inizio gennaio, la partita potrebbe già essere considerata chiusa: Newt Gingrich avrebbe il 33% dei consensi, contro il 18% circa di Mitt Romney. E la tendenza suggerisce che il primo aumenta e il secondo scende. Certo, non esiste solo l’Iowa, ma le rilevazioni stato per stato e nazionali indicano che in testa vi sarebbe sempre Gingrich, il quale potrebbe essere favorito proprio dall’esito dei primi stati a votare, tra cui l’importantissima (per il GOP) Florida, dove pare che Romney sia debole. Lo sanno i suoi sfidanti, in particolare, proprio Romney, che non si aspettava per nulla un esito del genere.

    Non sembra più uno dei fuochi di paglia che si sono visti in questa lunga corsa estiva e ora invernale per la nomination anti-Obama. Gingrich non ne ha le caratteristiche. E’ un uomo colto, pacato, riesce a entusiasmare la base non per gli slogan coloriti, ma per le idee che predica.

    Reaganiano, conservatore, è noto anche per il buon senso con cui cerca di interpretare i fatti e per la capacità di convincere gli elettori con cifre, statistiche che egli conosce bene, dato che è stato un Professore di Storia. Nulla a che vedere con l’inesperienza di Herman Cain o del texano Rick Perry. Sotto la sua guida come speaker, tra il 1995 e il 1999, i Repubblicani forse raggiunsero l’apice del loro potere, pur essendo paradossalmente sotto la presidenza del Democratico Bill Clinton, a cui imposero il raggiungimento del pareggio di bilancio e l’assegnazione di maggiori poteri agli stati federali sul welfare.

    Il suo neo è una vita privata poco ortodossa. E’ già alla terza moglie e i tradimenti sono stati un suo cavallo di battaglia. Ma viene stimato tra la base più conservatrice dei Repubblicani e la sua conversione al cattolicesimo nel 2009 lo potrebbe spingere elettoralmente anche tra le minoranze ispaniche, tradizionalmente più a sinistra, oltre che tra gli italo-americani.

    Forse anche per questo, propugna una legge sull’immigrazione che non sia solo punitiva verso i clandestini, ma ne permetta un graduale inserimento nella società americana.

    Pensare che a maggio, dopo essere stato il primo a scendere in campo per la nomination del GOP, con un messaggio su YouTUbe, il suo staff si dimise in blocco, per via di divergenze, dissero. In realtà avevano fiutato aria di disfatta e lo mollarono su due piedi e lasciando la sua macchina elettorale senza un dollaro.

    Forse piace anche per questo. Non è il candidato che raccoglie dollari facili. Una rivincita per il vecchio Newt, che potrebbe anche battere Obama.

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